Ciò che non siamo

«Ciò che non siamo capaci di capire è perché le pubbliche autorità promuovono ufficialmente scuole d’arte che, a causa della loro estrema arbitrarietà sogettiva e della loro arrogante esclusività, non possono contribuire in nessun modo alla cosa pubblica.

Allo stesso tempo ci opponiamo, con uguale vigore, a un falso e pietrificato conservatorismo che, mancando la volontà di un rinnovamento reale, ha avuto soltanto l’effetto di rinforzare le correnti che sono in rivolta contro la sua mediocrità, e ha conferito loro il prestigio di essere “audaci” e la cui restaurazione, oggi, darebbe solo un nuovo impeto a quelle correnti rivoluzionarie.

Sfortunatamente dobbiamo, in coscienza, affermare che molte della autorità ecclesiastiche responsabili – spesso soltanto a causa di un senso inadeguato dell’arte – applicano indiscriminatamente in modo erroneo il nome di “arte” a una mediocre mezza-arte sacra, sia essa vecchia o nuova, e che sono ancora oggi troppo indulgenti nei confronti di essa come altri lo furono nei confronti dell'”avant-garde” di ier l’altro quando essa fece la sua apparizione nell’arte delle gallerie».

Hans Sedlmayr, Memorandum sull’arte ecclesiastica cattolica, 1962

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5 pensieri su “Ciò che non siamo

  1. Il Sedlmayr ha saputo cogliere il problema nel ’62. Ma oggi è ancora più chiaro che la soluzione all’arte cristiana attuale non è ne la moderna avanguardia novecentesca ne l’accademismo ottocentesco in quanto troppo fotografico, realista e sentimentale. Tutto ciò è lontano da un’arte cristiana autentica e specialmente al di sopra dei tempi. Io personalmente sarei per il recupero della tradizione iconografica che ha prodotto opere efficaci in epoche diverse mantenedo un linguaggio costante nel tempo e adattandosi a tematiche ed esigenze che via via sorgevano.
    In proposito ho di recente scritto un articolo e a breve pubblichero anche esempi moderni di questa tradizione.
    L’arte dell’icona oggi:
    http://lacapannainparadiso.blogspot.com/2009/04/larte-dellicona-oggi.html
    Un saluto a tutti
    Enrico Bardellini

  2. Grazie Enrico, un ottimo suggerimento per ampliare il percorso, anche perché rimango sempre piuttosto perplesso sull’utilizzo dell’icona. Attendo sviluppi e poi, se sarò capace, mi inserisco.

  3. La questione richiede una profonda riflessione e soprattutto una ricca sperimentazione, di chi ha tecnica, talento e visione del mondo adeguata.
    Hans Sedlmayr conclude “Perdita del centro” con un grido di speranza. Secondo lui, forze oscure hanno guidato la mano di tanti artisti, almeno dal Sette al Novecento, ma lo Spirito Santo può soffiare nell’animo di geni contemporanei.
    L’icona orientale offre indubbiamente garanzie di sacralità. Con tutto ciò presenta alcuni limiti:
    – è espressione coerente di un mondo cristallizzato;
    – non è segno comprensibile per l’uomo contemporaneo in Occidente, non solo per la grammatica intrinseca dell’immagine, ma anche per la lontananza culturale del linguaggio.
    Il Rinascimento, al di là dei luoghi comuni della storiografia recente, è un’epoca che può costituire un punto di riferimento valido per la rinascita dell’arte contemporanea.
    Ci sono autori che si cimentano in tal senso (http://www.rodolfopapa.it, http://aristidesartal.com).
    Prendere dal passato quanto ci serve per formulare una proposta valida per oggi: non è questa una buona strada da percorrere? Fra l’altro noi non viviamo in un mondo “gotico”, come spregiativamente definito dal Vasari, ma in un vero deserto dei barbari, che hanno cancellato accuratamente tante tracce di civiltà.

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