Adelphi d’Italia – 8

Perché questa serie di post dedicati a Adelphi?

Perché è una casa editrice che ha una forma. «E qui la parola forma va intesa in molti e disparati modi. In primo luogo la forma è decisiva nella scelta e nella sequenza dei titoli da pubblicare. Ma la forma riguarda anche i testi che accompagnano i libri, nonché il modo in cui il libro si presenta in quanto oggetto. Perciò include la copertina, la grafica, l’impaginazione, i caratteri, la carta… tutti i libri pubblicati da un certo editore potevano essere visti come anelli di un’unica catena, o segmenti di un serpente di libri, o frammenti di un singolo libro formato da tutti i libri pubblicati da quell’editore. Questo, ovviamente, è il traguardo più audace e ambizioso per un editore, e tale è rimasto da cinquecento anni», ovvero a partire da Aldo Manuzio (Roberto Calasso, L’editoria come genere letterario, Adelphiana, 2001).

Questa forma indica un progettualità. Adelphi la persegue con rigore. Per questo è rivelativa di una visione e di una missione.  Parte dal tutto, per questo non accumula. Il catalogo viene prima del titolo. Stampa libri anche per un solo aggettivo contenuto, ma quell’aggettivo deve essere necessario per quanto rivela del legame con gli altri libri.

E cosa dice questo legame? Che al principio c’è la morte, e non la vita. Che bisogna partire dal passo felpato di un felino vicino alla preda. Che il divorare è più forte dell’amare. Che il creare è distruggere. Che ogni cammino termina dove è iniziato, ma per ritrovarsi a testa in giù, come presi in giro.

E cosa c’entra tutto questo con questo blog? C’entra perché anche questo blog va inteso come genere letterario, ha la sua coerenza e le sue astrusità. C’entra perché, inseguendo i segni visibili della fede, spesso si imbatte in opere che pongono l’interrogativo di quale Dio, di quale invisibile e, soprattutto, di quale vita (che si è fatta) visibile siano testimonianza. E Adelphi, con il suo numinoso catalogo, spesso e volentieri, ce lo fa capire.

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(continua – 9)

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12 pensieri su “Adelphi d’Italia – 8

  1. Un tassello del serpente adelphico che a suo tempo trovai difficile ad incasellare fu il libro di Mathieu sull’estetica goethiana, mi pare titolasse il demone custode, o qualcosa di simile.

    Non che l’estetica goethiana sfiguri nelle spire del serpente.. Mathieu invece non me lo sarei aspettato. Da par suo, infatti, anche in quel cimento trovò lo spiraglio metafisico che parrebbe indigesto al progetto adelphico.

    E’ pur vero però che spesso i nostri “dissoluti” si sono baloccati di testi e autori ad essi contrapposti all’uopo piegati alla causa.

    A me pare in detto testo, ripensandoci oggi, esservi tra le righe della Farben Theorie una sorta di spiegazione della veste grafica pastellata della collana, una sorta di mistica immanentistica del colore, a mo’ di preludio poetico della tesi metafisica forte, ma mai esplicitata, che vorrebbe l’esistere precedere (e dunque esaurire in quella prospettiva) l’essere. L’esatto opposto di quanto Mathieu cercava di argomentare.

    Ne sapete qualcosa?

    Auguri colpevolmente in ritardo per le passate festività!

  2. SONO VERAMENTE SCONCERTATO… E … ALLIBITO DA QUESTA ‘DIALETTICA INTELLETTUALE’, PERALTRO PIU’ CHE DEGNA DI UN GENERICO ‘ADELPHICO’ LINGUAGGIO E INTERESSE CULTURALE, MA CHE RITENGO FINE A SE STESSA ED ESTRANEA A… ‘FIDES ET RATIO’.
    ALESSANDRO
    ‘NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS…’

  3. Tutt’altro. In Fides et Ratio il compianto Santo padre ci ammoniva a che la fede non restasse orfana delle proprie ragioni, e qui ci si sta applicando proprio in quell’esercizio, nella fattispecie smascherando un progetto culturale agli antipodi della Fides nella quale crediamo, se cattolici.

  4. Giampaolo, non ho letto “Goethe e il suo diavolo custode” ma la prospettiva aperta si fa curiosa (Goethe potrebbe essere anche la cartina tornasole per evidenziare le differenze con la tradizione steineriana).

  5. Mi sono ricordato di aver letto le vite di Paolo Ilarione e Malco scritte da San Girolamo e mi chiedevo come collocarle in questa ideale catena.
    E’ pur vero che potrebbero essere prese come vite di uomini semplicemente eccezionali come anche l’ autobiografia di Sant’ Ignazio di Loyla, ma un richiamo almeno esteriore fortissimo al Cristianesimo c’è.
    Per ricercare questo libro che avevo letto ho guardato il catalogo Adelphi nella sezione cristianesimo e devo dire che i primi posti sono sicuramente occupati dai Vangeli gnostici lasciando marginalmente il posto a due opere che (non avendo riguardo al modo in cui sono presentate, ma all’ opera in sè) presentano un carattere più ortodosso.
    http://www.adelphi.it/catalogo/ricerca.asp

  6. Anche questo non l’ho letto. Ma immagino che sia perché esempio di quella “letteratura assoluta”, come scrive nel risvolto: “Girolamo seppe mettere tutte le sue astuzie e raffinatezze di scrittore al servizio di una verità che doveva invece presentarsi come un’anonima favola, una leggenda ancora palpitante di storia”. Approfondimento nel prossimo post.

  7. A Giampaolo e, forse, qualcun altro:

    Se ‘La Verità vi farà liberi’ e la ‘..Veritas.. est Vir qui adest’.. quante verità (minuscolo) potrebbero concorrerre a trovare La Verità pur essendo apparentemente… fuorvianti ?
    Ricordo da un post di Pellegrino, su questo blog o su quello di Renzo Manetti, ove disse +o- che aveva ‘ritrovato’ Cristo a San Miniato dopo aver letto Guenon… Io l’ho ‘ritrovato’ (l’avevo mai smarrito???) dopo anni di oriente, gnosi, filosofie, esoterismi vari… Fu grazie ad un incontro inatteso, un Dottore Omeopata (Ebreo) che mi disse: “Cosa và a cercare in oriente, e di qua e di la? Il Cristo è la pietra angolare di fondamento, la ricapitolazione di tutta la conoscenza religiosa e ‘laica’, di ieri, di oggi e per l’eternità.”

    ‘Le vie del Signore sono infinite’ e imperscutabili… tanti ‘leggono’ per leggere, pochi ‘intendono’, molti credono di ‘intendere’, ancor più credono di sapere, ma.. ‘Sapere di non sapere è cosa superiore, non sapere di non sapere è male’ (Lao Tse)

    Tutto lo scibile è ormai a portata di tutti.. questi lo intende così, quest’altro lo intende cosà.. etc. etc. ‘ad ognuno è dato secondo…’

    Ma, ecco il Miracolo; a qualcuno si allarga la visuale, ‘al grandangolo’, e fra tanto ‘junk’ trova delle perle, scartate dai porci, che lo conducono per mano in un mondo ineffabile dove… ‘Dio non è morto’ e comprende, a dispetto di tanta interessante ed istruttiva ‘cultura’, cosa intendesse quell’Uomo vero e Divino, Universale: “Sono venuto per tutti gli uomini di buona volontà” o se più aggrada, come a me, “per tutti gli uomini che Dio ama”, a prescindere se sono cristiani o se leggono o no Adelphi…
    Tutto il resto è dialettica stimolante e istruttiva, per chi cerca veramente fra le infinite e molteplici pieghe della conoscenza, non per chi crede di aver già trovato…
    Cito LC: “Cerca, trova, ama”, J.Escrivar, ma… vedere il commento estivo di LC…
    “Cercare ancora, cercare sempre..” Don Giussani.

    Purtroppo ‘la Verità è troppo semplice per essere semplicemente capita’ e trovata; molti ci arzigogolano intorno con tanta tanta buona volontà, ma..’Molti saranno chiamati, ma pochi gli eletti’… io certo non sarò fra questi ultimi, troppo ‘curioso’, troppo ‘extravagante’….
    E tutti i Guenon, tutti gli Evola, tutti i Trismegisto, i Pitagora, i Platone, gli Aristotile, etc. etc. tutti, tutti, e tutti gli Adelphi non sono che frammenti sparpagliati di un puzzle che si chiama VERITA’ e che stà ad ogni cercatore mettere insieme con ‘Ratio’ per trovare o consolidare la ‘Fides’, (Papa Ben. xvi°) ‘distinguendo senza giudicare o condannare…’ (S.Paolo)
    Forse ci provano, inconsapevolmente, anche quelli del ‘Bus ateo’… ma… chi paga???
    alessandro (alex templar-viator)

  8. circa il ‘bus ateo’ copio una mail inviatami dal ‘Praeceptor’:

    Caro Alessandro, per assisterti nella tua non plausibile “stanchezza” (la stanchezza è altra cosa) ti invio un breve commento sugli autobus atei considerati provvidenziali da un prete che conosco.

    Messa del 18 gennaio alla Pieve di Bagno a Ripoli, officiata da don Filippo Lupi già cappellano di don Luigi Oropallo (n.d.r. Preposto della Basilica di Santa Maria ad Impruneta, Fi) a Palazzuolo sul Senio.

    1- Sl. 39 Mio Dio questo io desidero: – di fare la tua volontà; – la tua legge è nel mio intimo….. Vedi: non tengo chiuse le labbra = ecce labia mea non cuhibui.

    2- Gv. 1,37-39: Due dei discepoli di Giovanni Battista (Giovanni di Zebedeo e Andrea fratello di Simon Pietro) su sua indicazione cominciarono a seguire Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”…..Erano circa le quattro del pomeriggio.

    Anche in quest’antica “Cerca” (Che cercate? folgorante fino a rammentarne a decenni di distanza l’ora dell’incontro!), per sperare di “vedere” (vedrete al futuro) bisogna andare subito (venite), intraprendere un “camino”, una peregrinatio.

    In questi giorni in cui assistiamo alla “carnevalata di un ateismo non pensante” (Gianfranco Ravasi) promosso da Piergiorgio Odifreddi e dall’UAAR (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti) con gli Autobus Atei di Genova, constatiamo che c’è del vero nel loro slogan: Una cattiva notizia: Dio non esiste. Una buona: non abbiamo bisogno di lui! Come dice don Filippo, il tranquillizzante Dio prevalente fatto a nostra immagine e somiglianza, davvero non esiste ed essendo un idolo non deve esistere! Per tanti questa può risultare una cattiva notizia. La buona notizia è che davvero non abbiamo bisogno di lui. Infatti non ne abbiamo bisogno ne abbiamo il “desiderio”: siamo noi che lo “cerchiamo” anche nel deserto perché la sua legge la vediamo nel nostro intimo. Piergiorgio Odifreddi, reduce dal Camino de Santiago (descritto su La via Lattea) con i credenti Sergio Valzania e talora con Franco Cardini può davvero lodare il Signore per la sua opera meritoria e salmodiare dicendo: ecce labia mea non cuhibui.
    alessandro

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