Adelphi d’Italia – 7

Dicevamo, allora, che lo scenario ordinario dell’Adelphi presenta questa trama: l’impiegato del catasto, dopo aver diligentemente archiviato, numerato, misurato tutte le proprie mappe cartesiane, esce dall’ufficio e compie da qualche parte una irragionevole, solitamente perversa, meglio se efferata, singolarità.

Il giudizioso plus valore offerto dalla casa editrice sta nel fatto che il risvolto di copertina come minimo andrà a spiegarti che l’impiegato del catasto è impiegato, ovvero un utilizzato o utilizzabile, come direbbe il traduttore Pietro Chiodi, ovvero una cosificazione della modernità calcolante. Naturale, quindi, che a un certo momento l’utilizzato del catasto sbarelli. Gli dèi a volte ritornano.

In Guénon troviamo esplicitate e tematizzate le due componenti di questo scenario. “L’età moderna conosce due errori che solo in apparenza si oppongono, ma sono in realtà correlativi e complementari: razionalismo e sentimentalismo… Tutte le teorie contemporanee, non soddisfatte di ciò che può dare la ragione cercano qualcos’altro ma lo cercano dalla parte del sentimento e dell’istinto, vale a dire sotto della ragione e non al di sopra” (Simboli della scienza sacra, pag. 15). Guénon arriva, con nonchalance, a rimpiangere i tempi in cui gli studenti studiavano la Summa di Tommaso. E poi aggiunge: “bisogna restaurare la vera intellettualità, e con essa il senso della dottrina e della tradizione; sarebbe ora di mostrare che la religione è ben altro che una faccenda di devozione sentimentale, o di precetti morali, o di consolazioni ad uso di animi indeboliti dalla sofferenza, e che in essa si può trovare il solido nutrimento di cui parla san Paolo (sic) nell’Epistola agli Ebrei“. Vien quasi voglia di dargli ragione.

In realtà, guardare a Guénon per trovare valorizzato quello che l’opera di San Tommaso rappresenta sarebbe ingenuo come citare Cristina Campo o Elémire Zolla per affermare il valore dell’antica liturgia. Perché qui si entra nel campo della mistificazione.

E qui entriamo in uno scenario adelphico più profondo.

Prendiamo ancora Guénon, che in questo è gran maestro. La sua concezione del tempo è ciclica: manifestazioni seguono necessariamente a dissoluzioni. Il modello è quello della dottrina indù. Il principio originario è il Brahma, che comprende essere e non essere, e per questo è (anche se qui utilizzare il verbo essere sarebbe improprio) la somma infinita di tutte le possibilità. La tradizione è un risalire questo sapere originario, primigenio, antecedente a ogni sapienza e di cui ogni religione è un adattamento parziale.

Questi cicli temporali si caratterizzano per una caduta, un processo di dissolvimento e di oscuramento che investe la verità.  Ne Il regno della quantità se la prende, per duecento pagine, con il mondo moderno denunciando il suo sviluppo in un senso solo materiale accompagnato da un regresso intellettuale. Guénon è molto duro: l’età moderna segnerebbe l’età finale, il giungere ai vermi della frutta. Due possono essere gli atteggiamenti conseguenti. Quello del dio Vishnu e quindi del sapere legato ai simboli e alla tradizione che riaccendono le vie del sacro rallentando la fine del ciclo; o quello di Shiva, della distruzione, della dissoluzione, dell’accellerazione della fine. In ogni caso, il ciclo si esaurirà e riprenderà il suo ciclo per esaurirsi nuovamente.

Ora se a volte pare, come la sviolinata a favore di San Tommaso, che Guénon veda in questo sapere una via privilegiata, in realtà, come indicato nel capitolo finale de Il regno della quantità, ogni  punto di vista si equivale, perché scompare in quanto illusorio. Shiva e Vishnu, alla fine, non si oppongono “perché resta soltanto ciò che è e che non può non essere… si può affermare in tutto rigore che la fine di un mondo non è altro che la fine di un’illusione” (pag 270).

Quel che resta è un infinito attuale che rivela come fondamento un’illusione che non si apre su nessun fondamento ma su una nuova ciclica illusione. Ogni opposizione, ogni determinazione, ogni via è illusoria.

Ora, lasciamo perdere se un siffatto infinito attuale, questo destino che contiene tutte le relazioni possibili, questa identità degli opposti risulti contraddittoria. Lasciamo perdere se si possa dare questa totalità così orientale e così contraddittoria. E lasciamo pure perdere il principio di non contraddizione (che subito sarebbe tacciato di essere così meschino, così occidentale).

Possiamo solo dire che. probabilmente, un universo fondato in questo modo non tirerebbe neanche ora di merenda. Semplicemente non camperebbe. Ma una casa editrice sì.

Guardo, a caso, la mia libreria, sezione Adelphi. Ogni libro apre una via nuova, e in ogni libro si aprono infiniti mondi, infiniti destini paralleli (Meditazioni sullo scorpione); ogni codice è preciso quanto inutile, esuberante e pronto ad essere inghiottito (L’altra parte di Kubin, Biblioteca di Fozio); l’accumulazione di segni diventa l’assurdo ovvero il riso patafisico ovvero la lingua universale (Faustroll di Jarry); ogni falcata è un passo iniziatico dove il diritto si rivela rovescio (Kim di Kipling); ogni falcata è una mossa, nello scambio continuo fra pellegrino e Dio, in un gioco nell’assoluto fra due parti infinitamente sbilanciate (autobiografia di S.Ignazio di Loyola); metamorfosi che mostrano che la mistificazione è uno dei misteri più profondi (L’eremita di pechino di Trevor-Roper).

La superficie si fa profonda mistificando, ma non per nascondere. Perché nulla è nascosto, se tutto è gioco ciclico e rimando continuo. Tutto è già mistificazione sopra mistificazione.

E’ il rigore, quello adelphico, di un procedimento che risale alle cause, quasi una parodia della via tomista. Se il dato sotto il naso è la molteplicità vista come lo scherzo, il bizzarro, il kitsch, l’abisso e il doppio, il sussurro, la menzogna,  l’errore, l’impunito, l’illusione cosa può essere causa prima e causa adeguata di un tale mondo? Il cosmico divorare di ogni illusione. Uccisore e menzognero, fin dal principio (Gv 8,44).

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(continua -8)

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39 pensieri su “Adelphi d’Italia – 7

  1. Quella che sta costruendo, caro lc, è una crociata virtuale contro l’unica grande casa editrice italiana con un progetto.
    Credo che dovremmo essere grati alla Adelphi. Quando mi trovo in libreria mi sento spaesato, Adelphi mi riappaesa.
    Del resto mi pare che Adelphi promuova arte di spessore, peso, sostanza, scrittura totale e assoluta, non fa politica. Arte, non ideologia.

    un cordiale saluto

  2. al lettore anonimo:
    sono perfettamente d’accordo con lei, l’Adelphi è l’unica Casa Editrice con “un progetto”, e io sono fra quelli, ormai non pochi, che si interrogano sul senso di tale progetto. Ma non credo che lc stia promuovendo una “crociata virtuale” nei confronti della Casa. Ho appena finito di leggere questo settimo post adelphiano e lo trovo bellissimo. I toni da crociata sono quelli di Blondet nel suo “Gli Adelphi della dissoluzione”. Qui, nonostante l’analisi possa sembrare superficialmente affine a Blondet, ho sempre la sensazione di leggere il pensiero di una persona di grande esperienza, dalle molteplici letture e dallo sguardo che va lontano, e dalla quale posso solo imparare.
    Mi ritengo fortunato ad essermi imbattuto in Delvisibile, proprio nel momento in cui avevo deciso di dedicarmi alla decifrazione del “codice” Adelphi (tra non molto io e alcuni colleghi universitari fonderemo a Palermo una comunità di studi dedicata all’Adelphi, un primo nucleo della Castalia di cui parla Hesse nel “Gioco delle perle di vetro”).
    Vi prego di scusarmi per l’intervento partigiano, ma non sono riuscito a trattenermi.

  3. Gentile lettore, siamo d’accordo, almeno sulle premesse. Adelphi è un unicum. Mi sbrego: è un unicum internazionale. Se dobbiamo essere grati a Calasso (e fondatori) di qualcosa è l’aver mostrato in lingua italiana a cosa porta un progetto portato avanti con unitarietà e coerenza. Questi appunti sul blog testimoniano che quel progetto va preso sul serio.

    Mi permetta però di non essere d’accordo sulla visione teoretica che Adelphi porta avanti. Del resto, anche Calasso con ogni suo libro non fa altro che dire ciò su cui è d’accordo e ciò che avversa. E senza mezzi termini.

    Adelphi è un libro unico. In ogni casa editrice i risvolti di copertina vengono solitamente affidati allo scalcagnato di turno. Calasso, invece, li scrive tutti lui. Ma soprattutto: che cosa mai posso aver detto che Calasso non sottoscriverebbe? Che il fondamento è mistificazione? Che lo stupro è somma conoscenza? Che gli dèi sono sempre? Piuttosto, immagino, ci resterebbe male se qualcuno dicesse, magari difendendolo, che queste cose non sono.

    Poi possiamo dire che i libri Adelphi sono bellissimi, curatissimi, coloratissimi, sciccosissimi. Posso pure essere d’accordo, ma questo è arredo d’interni. Ecco, solo un’ultima cosa veloce: per cortesia, non mi chiuda questi appunti nel recinto della crociata. Sarebbe mistificazione, ma di quella banalotta.

  4. Per Bruno Cumbo.
    Grazie per l’attenzione che stai dedicando a questi post. A volte temo che tu li sopravvaluti. In ogni caso, quest’ultimo post scritto a spizzichi e bocconi nasce dalla tua feconda sollecitazione su Guenon e San Tommaso.

    Per Giampaolo.
    Grazie, che sia tu a dire che c’è rigore dimostrativo mi rincuora.

  5. Non se la prenda, l c, si intenda tra virgolette “crociata virtuale”, uno scherzo.
    Sui libri Adelphi: non ho parlato superlativamente di arredo di interni ma di spessore, peso, sostanza, scrittura totale e assoluta.
    E poi mi fa venire l’orticaria quello “sciccosissimi”, mi perdoni. I libri Adelphi sono massi.
    Ma volevo dire, cosa altro fa Calasso se non togliere terra da sotto i piedi? A me la sua sembra opera di costruzione.
    Tutto è stato tritato, metabolizzato, digerito. Non ci si appoggia a nulla, ad alcuna dottrina, se non al piede storpio dell’umanità.

  6. “Trattando qui di Robeto Calasso, editore ambiguo, posso indicare come esempio di cammino gnostico i testi dei risvolti di copertina da lui redatti, in molti anni, anonimamente, per i volumi dell’Adelphi; non servono tanto a vendere il libro quanto a sfogare il bisogno di misurarsi, irrefrenabile, coi testi presentati: sono letture attive, abbozzi di commenti, innesti di pensiero proprio; messi insieme, formerebbero una lunga coda di serpente gnostico che aspira a formare anello”.

    Guido Ceronetti, Tra le rovine di Kasch, “La Stampa”, 11 agosto 1983

    “Aldo [Manuzio] medesimo era solito scrivere sotto forma di lettere o epistulae quei brevi testi introduttivi che sono i precursori non solo di tutte le moderne introduzioni, pre- e postfazioni, ma anche di tutti i risvolti di copertina, i testi di presentazione ai librai e le pubblicità di oggi. Fu quello il primo accenno al fatto che tutti i libri pubblicati da un certo editore potevano essere visti come anelli di un’unica catena, o segmenti di un serpente di libri, o frammenti di un singolo libro formato da tutti i libri pubblicati da quell’editore. Questo, ovviamente, è il traguardo più audace e ambizioso per un editore, e tale è rimasto da cinquecento anni”.

    Roberto Calasso, “L’editoria come genere letterario”

  7. Solo per dirti che stai facendo un gran lavoro.
    Purtroppo Adelphi non è “l’unica” casa editrice con un progetto.
    Il giorno che un cattolico riuscirà a pubblicare da Einaudi mi faccio le tette come Luxuria.

  8. Caro l.
    permettimi qualche farneticazione, nata per esorcizzare l’ombra sinistra del Leviatano che tu hai evocato così bene nei tuoi ultimi post.
    Penso che scegliere un autore come Guenon e vedere nelle sue opere un riflesso del progetto adelphiano sia troppo scontato, per quanto allettante. Il motivo per cui Guenon è in Adelphi mi sembra più semplice: ogni suo libro ricorda allo smemorato uomo moderno che la verità è stata data una volta per tutte alle origini del mondo, cioè l’esatto opposto di quello che l’uomo moderno pensa.
    Forse per questo tanti lettori ad un certo punto lo abbandonano, perchè su questo punto è come una roccia inscalfibile. Nessuno scherzo cosmico, dunque, ma una serie di cause che, svelate, spiegherebbero lo stato del mondo. L’antica verità, di cui tutti sentiamo il profumo, esiste. Il fatto che all’uomo venga impedito di accedervi, o che alcuni vi accedano e altri no, potrebbe sembrare il “gioco” di un essere superiore. Se ne lamentavano già i profeti del Vecchio Testamento. Ma era un dolce lamentarsi, come da amato ad amante.
    La tua analisi è molto interessante, e anche coerente nelle conclusioni. Ma ho la sensazione che la ricerca di una chiave nichilista, dissolutrice, “disumana”, che pure in Adelphi pare abbondante, impedisca di leggervi il cuore pulsante di tutto l’organismo, che è un altro. Tu pensi che sia il diavolo. Io credo che tu abbia ragione a pensarlo. Ma ho un’altra idea. Il diavolo, o chiamiamolo “spirito di dissoluzione”, non è l’ispiratore della Casa Editrice Adelphi. Diciamo che ne è il lettore principale. Egli si aggira per il mondo, senza alcun potere, è analfabeta e non ricorda più neanche la lingua che parlava con Adamo. A lui è dedicato questo palazzo dalle mille porte, perchè vi si possa orientare, perchè possa apprendere, perchè possa ricordare.
    Il diavolo delle origini, la mitica Stella del Mattino, oggi è un povero diavolo. Il male non si esauriva certo in lui. Questo è quello che alla Chiesa fa comodo professare, ma in un certo modo vi è anche obbligata perchè non è venuto ancora il Paracleto. Il male oggi dilaga, si è preso quasi tutto, pure l’aria che respiriamo. La percezione della “fine” è in ognuno di noi, come fossimo animali che sentono che il terremoto vicino. Una casa editrice non ha il potere di produrre o accelerare ciò che è già scritto.
    Il progetto Adelphi non è di Guenon, non è di Calasso o di altri: è più antico di loro, dei vivi e dei morti presenti in catalogo, e loro lo sanno.

  9. Verissimo che “Il progetto Adelphi non è di Guénon, non è di Calasso o di altri: è più antico di loro, dei vivi e dei morti presenti in catalogo, e loro lo sanno”, come dice B. Cumbo. Ma mi permetto di dissentire sul “Penso che scegliere un autore come Guenon e vedere nelle sue opere un riflesso del progetto adelphiano sia troppo scontato, per quanto allettante.”

    Nell’Alta Portineria editoriale si narra un episodio significativo per chi conosca un poco l’Abbé di San Satiro. Per chi conosca la sua olimpica allergia alla categorizzazioni banali, anche applicate a se stesso, tanto più all’indossare o all’esibire “casacche”. Per chi conosca il suo taglio obliquo, mercuriale. Quando cioè, molti anni fa, di fronte a un interlocutore brillante che la sapeva lunga e che aveva attaccato con un vago dileggio della figura di René Guénon, l’Abbé, facendosi improvvisamente grave e arcano, rispose seccamente: “Io sono guénoniano”. Punto.

    Episodio a parte, Guénon non è un autore qualsiasi. Non è nemmeno un autore solo “importante”. E’ qualcosa di molto di più. E’ stato colui che, con un lavoro di incomparabile profondità, ha riportato ordine, diciamo così, nel deposito “iniziatico” in Occidente, in vista di una possibile restaurazione di uno spirito “Tradizionale” (iniziatico e tradizionale come intesi dal René ovviamente). E in questo senso autore di riferimento sommo per la Massoneria, essendo giustamente costei, secondo Guénon, l’unica realtà che in Occidente può vantare un’origine autenticamente “iniziatica” e, soprattutto, il possesso di un’influenza spirituale in grado di trasmettere ancora una reale “iniziazione”.

    Dal punto di vista dell’ “iniziazione” Guénon è quindi “parola sacra”. Che va trattata da chi di dovere. Basta vedere come le vestali di Rivista di Studi Tradizionali – e siamo nell’élite “iniziatica” torinese, mica pizza e fichi – hanno custodito il fuoco sacro del Maestro per decenni. Con quale zelo, con quale inquisitoriale acribia, con quale ferreo e intransigente dogmatismo (altro che dogmatismo cattolico…). O basta vedere chi, alla fine ha pubblicato codesto autore “ufficialmente” in Italia: Adelphi e Luni, ossia case editrici entrambe con altissime qualifiche “iniziatiche” al loro interno.

    No, Guénon non è affatto un autore qualsiasi per Calasso. La sua è davvero la metafisica che presiede alla manifestazione del catalogo adelphiano. Studiando quest’ultimo con attenzione è chiarissimo. “Io sono guénoniano”, appunto.

    E qui i complimenti vanno tutti a lc, alla sua lucidità e al suo bellissimo blog, perché non è facile capire tutto ciò. Anche considerato come sia un autore, il triadista René, tanto seguito quanto poco o nulla esibito negli scritti dell’Abbé di San Satiro.

    PS= “Uccisore e menzognero” dice lc. Un’altra immagine classica è la “scimmia di Dio”. Curiosi giochi di parole: guenon in francese significa proprio scimmia.

    PS2 = Piccola scala adelphiana in tre “iniziatici” gradini e consequenziali. Nietzsche che distrugge la metafisica. Heidegger che fa l’inventario delle macerie, stila il referto di morte, di completa destructio, e indica la prospettiva nuova: il recupero dell’obliato ed enigmaticissimo “Sein”. Infine, Guénon, che con la sua “realizzazione metafisica” mostra la via concreta, quasi tecnica, per il recupero dell’ “essere” heideggeriano (oltre a dischiuderne di gran lunga meglio di Martino le abissali profondità). Solo spiazzando un po’ gli heideggeriani pedanti, che non si accorgono di primo acchito come la metafisica di cui parla Guénon non è certo quella di cui parla Heidegger, idem per l’essere. Ma basta intendersi sulla parole e la sintonia fra i due si rivela da sé.

  10. faccio tesoro di queste indicazioni, anche se non mi convincono del tutto.
    chi come me ha letto tutti i libri di Calasso, ed in particolare i sei volumi dell’ “opera in corso” come lui vuole che si leggano, cioè come opera unica, si trova in imbarazzo nel definirne contorni e origini, filiazioni da questo o quell’autore. Si può anche fare, ma a costo di tacite esclusioni.
    Sull’iniziazione, permettimi questa citazione, p.293, dalle Nozze di Cadmo e Armonia, sulla “Repubblica” di Platone:

    “Ma chi è un iniziato? Chi ha toccato un sapere che è invisibile dall’esterno e non comunicabile se non attraverso lo stesso processo di iniziazione. Questi esseri saranno, Platone precisa, necessariamente ‘pochi’. Infatti, rispetto a quella spartana, l’iniziazione platonica è molto più sottile e ardua. Più numerose sono le sue soglie. Varcata l’ultima, può darsi che l’iniziato risulti essere ‘uno solo’.”

  11. lettore anonimo
    il pack allettante con cui si presenta adelphi fa parte del progetto, fa parte dello scherzo, del rovesciamento (e funziona anche con quelle patacche con cui ogni tanto si divertono a infarcire il catalogo).
    poi sulla pesantezza del progetto, ripeto, siamo d’accordo.
    il fatto è che bisogna vedere come si costruisce. perché si costruisce e si brilla anche saccheggiando e depredando. e questo lo hanno fatto in molti. ma fenici, venezia, la compagnia delle indie, e altri presi a modello da adelphi, hanno costruito saccheggiando e teorizzato che costruire è saccheggiare. io chiedo solo il permesso di dissentire da questo.

    bruno cumbo
    concordo con wxre. il tuo penultimo intervento è molto articolato e non l’ho capito bene. ma forse rientra in un prossimo post (anche se magari non proprio subito).

  12. Hai ragione, il penultimo commento era poco chiaro, mi sono fatto prendere dall’immaginazione (del resto le ho chiamate farneticazioni)
    Solo un ultimo appunto, a te e al gentile wxre

    La ricerca di un sistema filosofico tradizionale-iniziatico sottostante alla casa editrice non dico che non sia una buona strada. E’ però, paradossalmente, la più essoterica delle vie che si possono seguire. La nostra epoca, nella prospettiva guenoniana, si caratterizza per una mancanza di “contatto diretto” con la sapienza primordiale e le gerarchie che la trasmettevano. Ogni cosa che si può dire e riferire a questo complesso di dottrine finisce proprio per diventare ciò che tu hai scritto così bene, cioè pura mistificazione, ma perchè quel contatto non esiste più. Noi uomini d’oggi siamo altra cosa rispetto al passato. Esiste infatti un “privilegio” o una prerogativa tutta “moderna” che Calasso assegna alla letteratura degli ultimi due secoli, che chiama appunto “letteratura assoluta”. E’ lì secondo me che bisogna cercare. Calasso parla continuamente di una parola, ora di Nietzsche ora di Baudelaire e di molti altri, che va lontano, che va oltre… Una parola la cui risonanza apre varchi mai battuti e sperimentati neanche dai grandi esoterici del passato. Ecco perchè in Adelphi c’è moltissima narrativa, il che a mio avviso complica il discorso sul carattere iniziatico dell’Adelphi rispetto alle case editrici con “alte qualifiche iniziatiche”. Anche per questo motivo, l’equazione Calasso-Guenon non mi convince fino in fondo.

  13. Avendo letto Studi sulla massoneria ed il compagnonaggio, mi sento di dire che Guénon fosse tutt’altro che incline a dare qualsiasi patente di legittimità (secondo quanto lui intende col termine) alla massoneria. La considera, anzi, una via da non percorrere, perchè deviata. Senza neppure (ma vado a memoria) la possibilità di trasmettere, anche solo virtualmente. In vero certi suoi giudizi sulla M. in quei due volumi sono decisamente tranchant. Prima del 1717, dopo il 1717. E se poteva anche esserci qualcosa di “positivo” nella M. prima del 1717, non fu più così dopo la riscirttura (e la distruzione dei precedenti) delle “patenti” a Londra.

    Cosa che, sia ben chiaro, non significa affatto che Guénon possa essere considerato un autore “benefico”. Però, sembrerà assurdo, in Chiesa mi ci ha riportato lui…

    Cordiali saluti.

  14. Ricordo che un mio caro amico (passato – in un percorso non infrequente – da un giovanile ateismo marxiano ad una conversione all’Islam), sosteneva mi pare saggiamente che la lettura di Guenon fosse estremamente pericolosa se non protetta da una fede religiosa ben radicata. Puntualizzando il “religiosa” nel senso proprio di distinguerla da una fede che potrebbe essere individualista, sradicata, “personale” ecc.
    Evidente: senza essa Guenon diviene supporto ad un percorso di tipo gnostico, non c’è dubbio. Ed è questo fatto che costituisce sia una certa ambiguità del tema “Guenon” che proprio gli impropri usi di questo autore, talvolta quasi impropriamente “santificato” ecc.
    (personalmente, ho sempre trovato invece più “simpatico” il suo amico Ananda K. Coomaraswamy, anch’egli pubblicato da Adelphi in una raccolta dal titolo “Il grande brivido, scritti di simbolica ed arte” che tu probabilmente conosci. Ho visto che il figlio di Coomaraswamy divenne cattolico, mentre suo padre, anglo-indiano, frutto di incrocio fra cultura anglosassone di tipo abbastanza progressista – era un seguace di W. Morris, da giovane – e la cultura indù, si convertì anch’egli, come Guenon, all’Islam. … effetti collaterali del colonialismo :-)

    Quindi, sarei propenso, tutto sommato, a scindere il “progetto Calasso”, che pure utilizza fortemente il “guenonismo” appunto “privo di protezione”, dall’autore Guenon, che, pur nella sua ricerca che mi appare ardua, rischosa, forse ambigua, e direi talvolta “tentata” (in tutti i sensi), aveva una sostanza positiva. Voglio dire che essa ha anche fornito criteri di aiuto e discernimento per contrastare un utilizzo improprio, quando non coscientemente demoniaco, della simbolica religiosa.

    Tanti auguri Luigi

    Guido

  15. Rileggendo il mio commento, mi rendo conto, che, oltre ad aver scritto qualche frase goffa (“gli impropri usi di questo autore, talvolta quasi impropriamente “santificato” ecc”), di aver parlato di Morris come “progressista”, laddove era si un socialista, ma abbastanza passatista.
    Insomma, un altro autore assai ambiguo; purtroppo, l’ambiguità è affascinante :-)
    Buon Natale.

  16. Sulla considerazione che Guénon ebbe della Massoneria, vale la pena lasciar la parola alla torinese Rivista di Studi Tradizionali, che sta (stava, perché adesso ha cambiato nome) a René Guénon come la Congregazione per la Dottrina della Fede sta al Magistero cattolico (ovviamente dalla medesima Rvista provengono i “curatori” delle opere di Guénon per Adelphi, come Pietro Nutrizio):

    “[…] Secondo ogni evidenza il posto occupato dalla Massoneria nell’opera di Guénon è considerevole. Senonché, a motivo di una situazione più favorevole per certe possibilità, sarà soltanto alla fine della vita che l’autore redigerà quella singolare opera che è La Grande Triade (avvenimento significativo: un anno più tardi, sotto questa dizione veniva creata, all’interno della «Grande Loge de France», una Loggia costituita da Massoni desiderosi di «lavorare» in modo tradizionale). Prima di ciò, la maggior parte dei suoi scritti sull’iniziazione in senso proprio avevano costituito l’argomento di articoli pubblicati nella rivista «Le Voile d’Isis», poi diventata «Études Traditionnelles». Tali testi, i quali esaminano l’iniziazione sotto un profilo piuttosto generale, erano rivolti agli Occidentali di spirito tradizionale, e più particolarmente ai Massoni. Fu soltanto qualche anno prima di morire che l’autore riunì taluni di questi articoli nel volume Aperçus sur l’Initiation. Tutti gli altri libri che trattano di tale argomento sono postumi e costituiti unicamente da articoli e recensioni di libri e riviste, queste ultime di grande interesse, non soltanto documentario.

    L’interesse privilegiato di Guénon per la Massoneria era in primo luogo dovuto al fatto che essa era ai suoi occhi la sola organizzazione occidentale autenticamente iniziatica che persistesse in Occidente e veicolasse un’influenza spirituale from time immemorial; egli precisava però che non si può – nella maggioranza dei casi – sperare da essa più di un’iniziazione virtuale, ciò che era inestimabile e maggiormente lo è oggi. D’altra parte, tale situazione non ha mai – a nostra conoscenza – impedito un sol momento a Guénon di interessarsi alla Massoneria, giacché egli considererà quest’ultima, e tale continuerà a ritenerla fino alla fine, quale il solo supporto possibile di carattere iniziatico occidentale, in grado, beneficiando di un aiuto dell’Oriente, di procedere a un eventuale raddrizzamento della civiltà occidentale. Tale raddrizzamento è oggi assai compromesso – non lo era già durante la sua vita?– a motivo dell’aggravarsi generalizzato della situazione, e della defezione, a meno di poche eccezioni, degli Occidentali che avrebbero potuto costituirne gli agenti attivi. […]

    La Massoneria «d’obbedienza» –è questo un fatto– non ha riconosciuto in Guénon colui che «l’ha rivelata a se stessa», secondo l’espressione di Denys Roman”.

    L’articolo completo qui: http://www.zen-it.com/studitradizionali/Bachelet-Guenon.htm

  17. … anche su Rama Coomaraswamy sarei prudente… E’ stato un piccolo Guénon indiano che scelse di lavorare come il Maestro nel mondo del tradizionalismo cattolico. Ripetendo tra l’altro, su Messa e Chiesa post-conciliare, le stesse mistificazioni diffuse in Italia da personaggi come Zolla, come ben ricordava lc. Una delle spaccature più gravi in seno alla Fraternità di san Pio X, quella che portò alla nascita del sedevacantismo Usa, fu dovuta proprio a Rama. Il quale in India arrivò a far le pulci a sulla questione del nuovo rito pure a Madre Teresa, di cui fu amico e medico personale… proprio il caso di dire: il diavolo e l’acqua santa.

    Da un’intervisa rilasciata da Rama nel 2003:

    “I don’t consider Schuon as between and above Guénon and my father. I think that Guénon, Schuon and my father expounded the Philosophia Perennis – each in their own way. None of them are without minor errors, but the errors are not important. Instead of stressing the differences between, for example, Guénon and my father, one should see the similarities in thought. The differences were minor. They are not in competition with each other but delineate different aspects of the subject. If you like, they had different functions.”

    http://www.svabhinava.org/friends/JoaquinAlbaicin/RamaCoom-English.htm

  18. Mah… io dico solo che se Guénon avesse davvero avuto opinioni positive circa la M., cioè in grado di trasmettere, seppur virtualmente, qualche cosa di valido al 100%, egli non l’avrebbe abbandonata, lei e l’Europa, né, tantomeno, si sarebbe fatto Musulmano.

    Con il chè, ripeto, non voglio di certo affermare che i suoi scritti non siano pericolosi o che, addirittura, essi siano cattolicamente in ordine.

    Cordiali saluti

  19. TUTTO MOLTO INTERESSANTE ED… EDUCATIVO…
    MA, ‘QUID EST VERITAS’ ??? ‘ EST VIR QUI ADEST’….
    E I ‘VIR’ HANNO MOLTE OPINIONI, TUTTE ACCETTABILI SE NON SONO MOTIVO DI ‘GUERRA’ FONDAMENTALISTA…
    NON MI STANCO DI CITARE: ‘OGNI COSA ESISTE E NON ESISTE, TUTTA LA REALTA’ E’ IN PERENNE DIVENIRE, E CHI CREDE DI AFFERRARE QUALCOSA DI PERMANENTE, E’ VITTIMA DI UN’ILLUSIONE’…. ERACLITO
    CON QUESTO NON VOGLIO SOSTENERE TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO, MA… UN PO’ DI PARSIMONIA… DIO BUONO…
    LA “VERITA'” E’ UNA E INDIVISIBILE, E GESU’-IL CRISTO, DIVINA SINTESI DI TUTTE “LE VERITA'”, PUR CON PREGNANTI E STIMOLANTI CONTRADIZIONI E PROVOCAZIONI, CE LA DIMOSTRA.
    TUTTO IL RESTO E’ SPESSO CONDIVISIBILE, ACCETTABILE E GIUSTIFICABILE,…MA… IN FIN DEI CONTI SONO SOLO ESERCIZI INTELLETTUALI, NON ‘SPIRITUALI’. TUTTO SOMMATO…ARIA FRITTA… ANCORCHE’, RIPETO, ASSAI INTERESSANTE.
    ALEX TEMPLAR..

  20. http://todikaion.splinder.com/post/19186576/Guenon+bifronte
    Guenon è un autore che secondo me ha fatto molta presa anche in ambito cattolico; Introvigne mi sembra sia andato in pellegrinaggio alla sua tomba
    http://www.cesnur.org/2007/mi_rg.htm
    ma tutta la Philosofia Perennis sembra influenzare alcune correnti come quella che ha portato alla nascita dell’ Ashram della Santa Trinità (Trimurti) Saccidananda.
    E non è detto che queste non possano essere le nuove frontiere Adelfiane passando per un Panunzio etc., ma quì si rischierebbe comunque di creare un ponte verso il cattolicesimo.

  21. Se quello di Alex è un invito a rinunziare, tout court, a qualunque forma di riflessione-espressione letterario-filosofica, perchè comunque sottoposta alla dannazione del tempo e all’alea di un contraddittorio , insomma, se è un invito a tacere, perchè tanto la “verità” è indicibile, mi domando perchè il latore di tale consiglio non lo abbia anche messo in pratica…tacendo, appunto. Ed ora, se ho capito bene, siamo arrivati al punto che sostenere un proprio punto di vista, con tanto di documentazione e dimostrazione, sia diventato nientemeno che sinonimo di “fondamentalismo”?…stiamo freschi!
    Non so cosa Alex intenda per esercizi spirituali, perchè vedo difficile praticarli e darne testimonianza nel bel mezzo di una discussione su un blog (sebbene di altissimo profilo culturale). A meno che non si intenda per esercizio spirituale l’uso improprio di espressioni magniloquenti e “ispirate”, che titillano l’anima per un pò e la lasciano languire come un sacco vuoto non appena finisce il loro effetto euforizzante.
    Mi piacerebbe che Alex Templar, con cui ho già avuto l’onore di interloquire in altra occasione, abbandonasse i toni da adolescente protervo e saputello e si confrontasse umilmente sulle cose che altri hanno avuto la benevolenza di sottoporre alla nostra attenzione, qualora, naturalmente, queste cose lo interessino e lo appassionino.
    Non è indice di grande spiritualità, secondo me, biasimare le fatiche altrui, con l’aria di detenere un “sentire” più elevato dei propri interlocutori, ed esimersi dal dare, in concreto, indicazioni credibili e disponibili ad una valutazione intersoggetiva. Il “sentire” chi può mai valutarlo?

  22. Grazie per tutti gli interventi, in questi giorni non potevo collegarmi al blog.

    FB: quanto dici è ragionevole. quello che io provo a ipotizzare, e pure wxre mi pare, è che per capire Guenon non bisogna soffermrsi sulle singole tappe del suo cammino. E l’ultima non è più definitiva delle altre. L’ultima poteva essere altro. E’ il passaggio da una all’altra posizione l’ombelico di Guenon.

    Armando: grazie, quelle informazioni sono molto interessanti.

    Sorannaros: iniziavano a mancarmi i tuoi interventi grintosi! Condivido quanto dici, anche se Alex, non che abbia biosgno di difese perché sa farlo da solo, nel suo sito delinea una via della conoscenza. Certo, con un approccio che spesso mi (ci) lascia perplesso.

    Alex: tu citi Eraclito. ma se tutto diviene, il tutto cambia o permane in quanto sempre cambia? Ora questo può essere solo un giochino, ma contiene l’unica domanda che mi interessa fare su Guenon: nelle sue metamorfosi cosa permane? e se questo permanere è un’illusione, permane la mistificazione? E una infinita mistificazione può darsi? La tua citazione più che alla parsimonia porta ad amplificare quanto dibattuto qui.
    In ogni caso, queste pagine non hanno alcuna pretesa di ascendere mirabili scale spirituali ma solo di soffermarsi, più o meno con successo, su una proposta editoriale che presenta una forza e una coerenza che non ha eguali. Una rassegna fatta sul piano culturale, con qualche affondo teoretico, nulla più.
    Apro una parentesi. Interessante quanto dicevi en passant qualche giorno fa, sulla marginalità di Guenon e sulla centralità di Steiner. Dubito che sia così, ma se scrivi qualcoa su questo ti sarei grato se tu me lo potessi segnalare.

  23. CI RISIAMO…
    PER ‘ESERCIZI SPIRITUALI’ INTENDO QUELLI DI SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, PERALTRO ANCHE BASE DELLA MODERNA PSICANALISI…

    IL RESTO NON ABBISOGNA DI COMMENTI ONDE NON RINVERDIRE STERILI POLEMICHE GIA’ AFFRONTATE, POCO COSTRUTTIVE E CHE, TUTTO SOMMATO, NON APPORTANO BENEFICI ALLA DISCUSSIONE.

    FORSE NON MI SPIEGO BENE… IL MIO ‘COSIDDETTO SENTIRE’ NON EST CERTO ‘PIU’ ELEVATO’ DI ALTRI, ANZI, E NON BIASIMO PROPRIO NESSUNO, NEMMENO CHI NON PERDE OCCASIONE PER ERGERSI IN GIUDIZI GRATUITI E CARATTERIALI CHE MI SEMBRANO PROPRIO FUORI LUOGO IN UN CONTESTO DI COTAL LIVELLO CULTURALE, E NON SOLO…
    MA ‘DEL BEL TACER NON FU MAI SCRITTO’ …

    HO COMUNQUE SOTTOLINEATO CHE TUTTO QUANTO, DA ME AFFRONTATO ORMAI MOLTI ANNI OR SONO, E’ ASSAI INTERESSANTE, MA FORSE OGGI, UN PO’ TROPPO .. PER ME..

    PER IL RESTO STO’ CON SAN PAOLO: ‘DISTINGUO MA NON GIUDICO’..
    BY BY, ALEX

  24. LC: TI RINGRAZIO PER LE TUE PREGNANTI DOMANDE SULLA QUALI DOVREI RIFLETTERE CON CALMA, COSA PER ME NON FACILE DI QUESTI GIORNI.
    CERTO CHE NON STIMOLO ALLA PARSIMONIA, E’ SOLO UN GIOCO PER CHI HA ORECCHI PER INTENDERE… LA PARSIMONIA E’ PER GLI AVARI.
    LA PRIMA COSA CHE MI VIENE DI DIRE E’:
    L’INCARNAZIONE DEL VERBO E’ PERMANENTE O IMPERMANENTE? QUI E ORA O PER L’ETERNITA’? UNA PERENNE EUCARISTIA CONTINUAMENTE RINNOVANTESI NELLE FORME PUR RIMANENDO IMMUTABILE NELLA SUA ETERNA DIVINA ESSENZA?
    IERI, OGGI, DOMANI… UN ATTIMO NELL’ETERNITA’ COSMICA CHE PER NOI UOMINI VALE UNA VITA DI FEDE E DI SPERANZA E… LA CONSEGUENTE CARITA’.
    FORSE QUESTA E’ PIU’ UNA DOMANDA CHE UNA RISPOSTA O FORSE LA RISPOSTA E’ IMPLICITA NELLA DOMANDA… PER CHI CREDE…
    QUANTO A GUENON-STEINER FORSE TI RIFERISCI AD UN MIO INTERVENTO SUL BLOG DI RENZO.
    COSA POSSO DIRE TOUT COURT… GUENON STIMOLA ALLA VIA DELLA CONOSCENZA, ALLA GNOSI, STEINER ALL’INTIMA COMUNIONE SPIRITUALE CON GESU’, IL CRISTO… SPIRITO-ANIMA-CORPO…
    STO LEGGENDO DI SIMONE WEIL E I COMMENTI DI MARCO VANNINI… UN’EBREA COSI’ CRISTIANA… LO FOSSERO TANTI ‘CRISTIANI’…
    PERO’ BISOGNEREBBE ESSERE SCRITTORI PER AVERE IL TEMPO DI DIRE DI TUTTO QUELLO CHE VIENE EVOCATO QUANDO CI SI ADDENTRA IN QUESTI MEANDRI DELLO SPIRITO E SPESSO CI SI RICONOSCE IMPOTENTI. S. IGNAZIO SPROFONDAVA NEL PIANTO.
    BUON ANNO NUOVO, NELLA SPERANZA, ALESSANDRO.

  25. Ancora ‘fuori dal seminato’…

    Ulteriori ‘facezie’ di stimolo e riflessione… per me per primo, che sono un po’ confuso…
    Il tempo dato e a-venire… Hic et Nunc.
    “L’impermanenza dell’Impermanente o.. una permanente Impermanenza??? o… meglio, una permanente Permanenza??? una Eterna Incarnazione? This is the question… forse è una sciocca banalità, un gioco di parole..

    Liberamente tratto da Y.Mishima:
    L’acqua della cascata è sospinta dalla sorgente o è attratta dalla caduta???

    Ripensando a Guenon, trovo piuttosto realistica la sua affermazione che la trasformazione del primo cristianesimo misterico e spirituale, certo iniziatico, in una chiesa più accessibile alle masse con un rito comprensibile e pubblico, fosse necessaria per un ampliamento popolare degli orizzonti della nascente religione. (spunti da ‘L’esoterismo Cristiano e san Bernardo’, R. Guenon, ed. Athanor)
    Forse per quei tempi in cui, come Steiner sostiene, l’uomo non era ancora pronto per orizzonti ineffabili, ‘impermanenti’…???
    Secondo varie cosidette ‘profezie’ i tempi d’oggi sarebbero pronti per una nuova ‘Apocalisse’…

    Leggo oggi un intervento su: http://www.unavox.it/Domande_E_Risposte/Sommario_DomRisp.htm

    ‘Perché siamo tradizionali’:
    “…. Uno degli elementi più importanti è la coerenza tra liturgia e dottrina, fra loro inscindibili e che significa l’essere cattolici.
    I cambiamenti intervenuti a partire dal Concilio Vaticano II si sono dimostrati più deleterii che fruttuosi, e questo è un giudizio ormai condiviso da tanti uomini di chiesa, compresi quelli che si mossero con un certo entusiasmo al tempo del Concilio.
    Per tutti valga l’esempio del Card. Ratzinger.
    Sembrerebbe che noi siamo contro il Concilio, ma è necessario tenere presente che i nostri distinguo e le nostre critiche, pur muovendo dagli stessi documenti conciliari, soprattutto in forza della loro equivocità, sono dettati soprattutto da quelli che si possono definire i frutti del Concilio.
    Fin dall’inizio sono stati in molti a paventare la possibilità dell’attuale deriva, sia liturgica sia dottrinale.
    Il nostro è un mondo che si regge soprattutto sulla prassi, quindi, quando si esprimono dei giudizii non si può prescindere dalla combinazione tra l’enunciato e la sua applicazione. Dopo quasi quarant’anni dal Concilio nessuno può mettere in dubbio che ogni buona intenzione di allora si è tradotta in un fallimento.
    Né il numero dei praticanti è aumentato, né si è ampliata la consapevolezza religiosa di quelli rimasti. L’incidenza della Chiesa sullo svolgimento della vita quotidiana si è ridotto ad un mero flatus vocis.
    Le vocazioni sono drasticamente e continuamente in calo, il sentire dei fedeli ha finito con l’essere circoscritto nell’àmbito delle opinioni. Il cosiddetto dialogo tra la Chiesa e il mondo ha permesso al mondo di considerare la Chiesa alla stessa stregua di una fazione umana qualsiasi, e questo atteggiamento mentale è stato fatto proprio da molti uomini di Chiesa, col risultato che non è più la Chiesa a indirizzare il mondo, ma il mondo a bacchettare la Chiesa quando non si esprime in coerenza con i convincimenti mondani correnti…. I nostri preti sono più preoccupati della vita e dei corpi dei loro fedeli, piuttosto che del destino delle loro ànime.
    Questo incredibile attaccamento alle preoccupazioni sociali e al progresso materiale ha trasformato i nostri preti in assistenti sociali, e proprio in un mondo in cui tutti si dicono volenterosamente disposti ad aiutare gli altri.
    Le nostre chiese sono più dei centri d’accoglienza, non si sa bene di chi o di che cosa, che dei luoghi in cui si rende a Dio il culto dovutoGli.
    Che il Cristianesimo sia la religione dell’amore e della misericordia, è un dato scontato, ma non è altrettanto scontato che cosa si intenda per amore e misericordia. Ama il tuo prossimo: ma questo è un imperativo che si può ritrovare in qualsiasi consesso umano. Non si può pensare che oggi esista al mondo un àmbito serio in cui non si senta aleggiare questo imperativo. Tutti sono disposti ad amare gli altri: dagli uomini, agli animali, alle piante. Ma questo amore, tutto umano e solo umano, è causa ed effetto di tutte le distorsioni e di tutti contrasti.
    Prima si insegnava che occorre prima amare Dio, con tutto sé stesso, e quindi, per amore di Dio, amare il prossimo.
    Oggi si crede che basti amare il prossimo per amare Dio: e, nei fatti, si finisce col dare agli altri ciò che non si ha in sé stessi: e quindi niente. …
    Da una dottrina teocentrica si è passati ad una dottrina antropocentrica… Ne poteva conseguire solo che l’uomo religioso moderno ponesse in cima ai suoi pensieri il benessere materiale dell’uomo, le sue esigenze vitali. Tanto: Dio è così buono che comprende tutto e perdona tutto.
    E i fedeli, seguendo l’andazzo, pongono in cima ai loro pensieri loro stessi, i loro bisogni per l’essere a questo mondo, e quando credono di seguire le leggi di Dio si ricordano solo di amare gli altri uomini avendo ancora in vista i loro bisogni mondani.
    Tutto il resto: l’amore per Dio, il culto per Dio, la preoccupazione per il destino della propria ànima e di quella del proprio prossimo, diventano conseguenze, collateralità, automatismi, per i quali ci si affida alla Misericordia di Dio.
    E ci si dimentica, con troppa facilità, che Dio non è solo Amore e Misericordia, ma è anche Rigore e Giustizia:
    la Misericordia di Dio è tutt’uno con la Sua Giustizia: ad ognuno verrà dato secondo i suoi meriti. L’Amore di Dio è tutt’uno col Suo Rigore: alla sua destra verranno posti i giusti, alla sua sinistra i peccatori.
    Se non fossi venuto, avrebbero delle scuse, ma sono venuto e non hanno più scuse, dice il Signore”…..

    Forse tutto ciò non c’entra nulla con gli Adelphi della dissoluzione, con Eraclito, con i commenti sulla massoneria, con Guenon, con le mie ‘provocazioni’, con i miei ‘toni da adolescente protervo e saputello’, purtroppo poco adolescente ormai, con esoterismi e gnosi varie, ma a me pare proprio che, questa risposta ai bisogni di uno studente di teologia, sia anche, indirettamente, una risposta a tanti argomenti interessanti, stimolanti, sapienziali, profondi ed educativi che si manifestano sul suo blog…
    Dunque: ‘ASCENDE HUC ET OSTENDAM TIBI’???… e le risposte si manifestano nella loro pienezza terrena e cosmica.
    Alessandro.

  26. Rischiamo, dopo questo sincero e “cordiale” (fatto col cuore) intervento di Alex, di andarcene per le campagne, ovvero di allontanarci inesorabilmente dai temi che il nostro Codemo ci ha proposto in questi magnifici post…e tuttavia mi arrischio…chissà che poi non si riesca a trovare una connessione con quanto si è già trattato…
    Bloggheggiando, come inquieta farfalla di quà e di là, mi sono imbattuta in un proverbio russo, che mi ha illuminato sulla specificità della mia fede (cattolica…almeno spero!):”In paradiso si va con tutto il villaggio”…ovvero, la salvezza non è un affare individuale, che si giochi tutto sulle proprie prestazioni (più o meno virtuose), che sia un mero dialogo interiore con un Dio , magari imbronciato, scostante e nascosto…inavvicinabile. La salvezza di cui la Chiesa è mediatrice, invece, è una prospettiva corale, comunitaria, ove il “surplus” di grazia erogato al singolo individuo diventa , attraverso la preghiera e il sacrificio di sè, bene prezioso per l’intera comunità. Questo pensiero ha significato, almeno per me una importante soluzione a un dissidio che si creava all’interno di una concezione “protestantica” della salvezza, quello cioè tra ricerca della salvezza personale (o dei “segni” della salvezza) e l’indicazione evangelica di perdere se stessi (al fine di acquistare se stessi). Come si fa a perdere se stessi, se si è così paranoicamente concentrati su se stessi.. considerando la Grazia come bene privato?
    Il mio fondamentale problema è però: esiste ancora il “villaggio”, una comunità di uomini e donne definita, riconoscibile, nella quale riconoscersi? La Chiesa, certo, ma di quanti frammenti è costituita la Chiesa? La dottrina sempre Una è, ma quanti decodificatori ci sono? Il mio “villaggio”, insomma, si è fatto terribilmente complicato e forse, chissà, noi bloggatori pellegrini siamo alla ricerca dei membri/membra di questo villaggio invisibile, ma vivente e orante perchè la volontà del cielo scenda anche sulla terra.
    La “connessione” di cui ho parlato all’inizio non l’ho trovata…ma mi andava di dire quanto ho detto…Luigi, se vuoi, dai un “senso” a tutto questo!

  27. Ringrazio ‘con il cuore’ per il comment di ‘sorannaros’ (Rosanna?).
    I miei interventi non hanno senso lineare, vanno a zig-zag… purtroppo è il mio modo, (una volta anche di vivere…), ho già detto che non sono un ‘erudito’ lineare, ma, forse fra uno zig e uno zag c’è qualcosa degno di riflessione… di stimolo… insisto! per me per primo…
    “EF.6,18 Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, 19 e anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca….”

    Tempo fa, il mio ‘Praeceptor’ mi disse che scrivevo prima di tutto per me… forse non aveva tutti i torti… penso sia un fatto comune a tanti ‘rimuginatori’ bisognosi di condivisioni o di critiche costruttive… ma ancor più di insegnamenti magistrali… forse è un po’ infantile (saputello?) ma… “se non diverrete come fanciulli…”
    Con affetto, Alessandro (Alex…)
    p.s. Avrei degli scritti interessanti, alcuni anche miei, troppo lunghi da pubblicare come comment, una email sarebbe più adatta… per chi volesse…

  28. A PROPOSITO DI ADELPHI, QUANTI AVREBBERO LETTO SIDDHARTA O, TANTO PER CITARE UN ALTRO TITOLO CH MI VIENE A MENTE, L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE, ETC. ETC. SENZA ADELPHI?

  29. Devo dire che non ho seguito né letto tutti gli interventi, che trovo un po’ troppo complicati. Non comprendo neppure la crociata contro Adelphi né contro l’ipotetico progetto culturale che la casa editrice secondo Luigi sta seguendo. E’ probabile che sia così e che lui abbia ragione. Ma non vedo perché dedichi a questo tanto tempo e tanti post. C’è qualcosa che mi sfugge, Luigi, dove vuoi arrivare? Cosa c’é di così pericoloso? Cerca di spiegarmelo fraternamente con parole semplici e con meno Heidegger…
    Ma mi sono imbattuto tuttavia nel posti di Sorannaros, quello che cita il proverbio russo:”in paradiso si va con tuto il villaggio” e lo trovo particolarmente bello ed appropriato. La nostra dimensione è comunitaria, siamo persone e non individui: l’individuo si chiude in sé, la persona (come insegnava Mounier) si apre agli altri perché si lascia da loro costruire e li costruisce a sua volta. Quindi è così: abbiamo bisogno del silenzio e della riflessione personale, ma se questa non viene comunicata e non si apre al confronto rimane sterile. Dunque ben vengano anche i blog, che servono anche quelli, benché la comunità virtuale non mi piaccia molto, perché sento il bisogno della comunicazione da persona a persona, di vedere gli occhi dell’altro, di ascoltare il timbro della sua voce, ecc. La conoscenza con Luigi è avvenuta sulla rete. Poi abbiamo avuto l’occasione di incontrarci ed ora anche lo scambio virtuale assume uno spessore diverso. So chi è Luigi e lo sento fratello, è una voce e uno sguardo, non una sequenza anonima di frasi, per quanto belle. Per questo sulla rete io metto sempre il mio nome e cognome, perché non voglio nascondermi, ma aprirmi, e mi piace quando incontro persone che fanno lo stesso. Così non mi dispiace facebook, dove si trova spesso la foto dell’interlocutore e notixie su di lui… Ma qui sto divagando troppo. Torno a Sorannaros per dirle che la comunità è a mio parere su più livelli: il primo livello è quello delle persone con cui ti trovi e che partecipano allo stesso tuo percorso, e queste si trovano anche sulla rete; il secondo è quello della piccola chiesa, della famiglia o del gruppo (fatto di persone e non di scambi virtuali) con cui ti incontri e condividi un cammino; il terzo è quello della grande chiesa, che per me è quella di Roma. In paradiso si va anche senza la Chiesa di Roma, basta avere cuore puro e retta intenzione, ma certo la Chiesa è una strada maestra. Perché solo lì si rinnova quotidianamente il mistero dell’incarnazione e della manifestazione (Epifania), perché solo lì il Cristo riceve ogni giorno un corpo che lo rende persona, parlante e tangibile. Mi riferisco ovviamente al mistero dell’Eucarestia. Per quanto, come ci siamo scritti qualche volta con Luigi, i preti cerchino spesso di distruggerla, la Chiesa vive perchè solo in essa il prodigio dell’Eucarestia si rinnova e l’Eucarestia quotidianamente rinnova la Chiesa. Il mio villaggio è questo.

  30. Caro Renzo, bentornato,…. sono d’accordo…
    A proposito di villaggio mi viene a mente una frase di Franco Cardini dei tempi in cui stavamo costruendo con Padre Goffredo la nostra ‘Porta Aperta’ ed il mio scritto esortativo omonimo (Solstizio d’inverno 1995):
    “La tribù (villaggio?) chiude, il Mito (il Verbo? il Rito?) apre e unisce”.

    Estratto dal mio ‘La porta aperta’
    …”La particolarità di questo gruppo aperto, ospite dei Padri Cistercensi, stà nel rifiuto di qualsivoglia integralismo, fondamentalismo e faziosità, ribadendo l’incondizionata accettazione del ‘Diverso’, foss’anche ‘adversarius’ ma non ‘inimicus’, in una ricerca di incontro e ‘Conversatio’ in sintonia col miglior spirito Cristiano di tutti i tempi, secondo le Indicazioni espresse dal Santo Padre nelle Encicliche ’Veritatis Splendor’ e ‘Nostra Aetate’. “….

    …”Una ‘porta sempre aperta’ per chi senta la necessità di un cambiamento, seppur graduale, da vivere intensamente, e conciliare il binomio ‘Preghiera=Azione’, degno del miglior pensiero Bernardiano, ben espresso nella Sua ‘Allegoria della due spade’;
    una ‘Coincidentia Oppositorum’ che si esprime innanzi tutto nel convergere di intenti disinteressati verso un dialogo da cuore a cuore, per crescere interiormente; un’ incontro su ciò che unisce cercando di comprendere ciò che divide o pare dividere.”…
    …”Un Convivio senza capi nè gregari ma rispettoso delle regole e dell’ordine gerarchico, riconosciuto e non imposto, da costruirsi giorno dopo giorno con pazienza e volontà, con rettitudine di coscienza che in continuo si rigenera, una ‘Conversio Perennis’ contro l’ipocrisia delle parvenze e gli adoratori del vitello d’oro, in questi tempi apocalittici in cui le certezze del cuore, vengono sistematicamente ridotte a ipotesi e illusioni della mente, un’unità da costruire con i fatti e non con vuote parole.
    Dunque: Uno per Uno, come individui – Tutti per Tutti come fratelli. “…
    Alessandro Rosai

  31. Ammetto che le “vette”, rappresentate dalla riflessione su Heidegger (e, certe volte, anche quelle su San Tommaso), le ho dovute lasciare inesplorate, vista la penuria di mezzi culturali di cui dispongo…ho intuito che il filosofo tedesco non ci faceva una gran bella figura e ciò è servito a chetare il mio senso di colpa per aver sempre eluso una lettura così impervia…ho tuttavia frequentato persone che, sotto il suo influsso, hanno preso a filosofeggiare a furia di etimologie, e alla fine hanno cominciato a considerare la “realtà” come “metafora” del “linguaggio”. Niente, per loro, era possibile al di fuori e al di là del linguaggio…un’ulteriore declinazione dell’idealismo…un incubo permanente!
    Essendo , miracolosamente, scampata alla malìa degli heideggherismi, e al senso di irrealtà che essi generano…una realtà solo “pensata” o solo “detta” non è, di fatto, Realtà…ho cominciato a riflettere sulla circostanza che contemporaneamente alla negazione di Dio (o alla sua Morte), si negasse o si uccidesse la “realtà” nel suo senso classico, o nel suo senso comune (che è la stessa cosa)… e cioè come qualcosa di “dato”, come un “fatto” indipendente dalla nostra volontà e potenza.
    Questa concezione negativa della realtà, che nega la realtà (che cristianamente non solo è “fatta”, ma “fatta per”…per-fetta) è dominante nel nostro panorama filosofico e culturale (pensate alla negazione della differenza sessuale!)… e quelli che osano sostenere le ragioni del “reale” e del “fondamento” delle scienze passano per dei reazionari passatisti o dei rincoglioniti…gente che si rifiuta di sorbirsi i mirabolanti ritrovati delle moderne epistemologie!
    Con l’abate Calasso, poi, approdiamo in un regno ancora più “mefitico” di quello delineato dal razionalismo illuminista…quì non si nega il “sacro”, il “divino”, se ne fornisce, tuttavia, una lettura ambigua, se non addirittura “rovesciata”…il divino è “terribile”, sanguinario, esige, magari, comportamenti im-morali…roba, insomma, per stomaci forti, per quei “pochi” che riescono a svincolarsi dai criteri del senso comune, gente di intelligenza sopraffina, smaliziata…ho letto addirittura di “esercito neognostico”(Ceronetti sul Foglio di qualche giorno fà)
    Se una persona intelligente e amante della vita e della realtà come Luigi prende le distanze da tutto questo e ne indica la rischiosità, soprattutto per coloro che subiscono il fascino occulto del “color pastello”(e non sono pochi), ma che sono lontani dal valutarne sino in fondo le conseguenze esistenziali, che male c’è? Luigi ha fatto un’opera critica meritoria, di grande spessore ed equilibrio, la cui lettura è stata per me un’autentica avventura dello spirito.
    Mi scuso per la colpevole lungaggine.

  32. sull’opera meritoria di Luigi non ho niente da dire: lo stimo e lo apprezzo. Tu sei stata chiarissima e lineare ed hai colto il senso di quello che Luigi ci propone.Non mi sembra tuttavia che Adelphi sia l’unica a perseguire un progetto neognostico. Quanto alla gnosi credo, e mi sembra che ne abbiamo già discusso lungamente, che ci sia gnosi e gnosi. Su quella di Dante la Chiesa non ha niente da ridire, e cos’è la mistica che cerca l’estasi se non una gnosi anch’essa? Il mistico aspira e trova un colloquio diretto con Dio, ma non per questo deve rinunciare alla dimensione comunitaria che, anzi, contribuisce ad alimentare il suo slancio. La gnosi distruttiva è quella che pretende di costruire una religione personale, un totem, che erge l’individuo e non la persona ad unico detentore della sapienza, ad unico giudice della realtà. ma esiste anche una gnosi, cioè una sapienza, che costruice la persona sia nella dimensione orizzontale che in quella verticale.Dunque non facciamo di ogni erba un fascio, non buttiamo via anche il bambino con l’acqua sporca del bagnetto.

  33. SEMPRE ‘USCENDO DAL SEMINATO’..
    forse sì.. forse nò…??

    Ricordi del Praeceptor dalla cerimonia in suffragio di Padre Goffredo Viti, OCist, Fondatore e ‘Defensor Fidei’ della Congregazione Templare San Bernardo di Clairvaux, officiata dai monaci Olivetani nella cripta di San Miniato a Monte, a Firenze:

    “Tutta la cerimonia prefestiva si svolge in un clima mistico e con la consueta grande dignità che in tante chiese è ormai perduta forse perché c’è stato imposto improvvidamente di abbandonare il gregoriano.
    (e il latino… n.di ale)
    Anche se il gregoriano monastico (qui cantato decisamente meglio che in Certosa), mi sembra comunque più “prostrato” e con pause eccessive rispetto a quello romano, “trionfale”, della mia infanzia.
    Questa mia impressione mi viene confermata all’uscita della Messa dal nostro probiviro Piero Alfani, Provveditore della Venerabile Confraternita della Misericordia d’Impruneta, e la stessa sensazione l’ho avuta anche il 31 quando siamo venuti con Alex quassù per il canto del Te Deum.

    Il culmine della commozione viene raggiunto al termine dell’omelia quando dom Bernardo prendendo spunto dalla stella cometa e dalla sapienza esoterica degli antichi Magi, ricorda con toccanti parole come anche il monaco cistercense Goffredo (che è stato professore suo e di Stefano alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale), abbia saputo approfondire nei suoi libri e nelle conferenze (sulla Gerusalemme Celeste, sulle misure delle Abbazie, sulla luce nel Tempio, ecc.) gli aspetti esoterici e simbolici della nostra Tradizione pervasi dalla luce del Cristo.
    Inoltre ha saputo trasmettere con amore questa sua cultura e questi suoi interessi ai suoi amici della Congregazione Templare che aveva contribuito a creare e che anche oggi sono qui presenti a rendergli questo sentito omaggio perché non lo hanno dimenticato.
    Alessandro

  34. Ci sono molti interventi nuovi e spunti che allargano l’orizzonte… riprendo solo qualche punto.

    Sorannaros ha sempre troppa fiducia nelle mie capacità ma sintetizza bene, a mio avviso, quando dice della “realtà”.
    Realtà è una parola irrisa da Calasso, roba da principianti. Ecco a cosa serve Heidegger in poche parole: a schiacciare la realtà sulla nozione che ne aveva Cartesio e a cascata tutta la c.d. modernità. Ovvio che poi il gioco si fa facile: la “realtà” dei moderni gira a stento su un foglio a quadretti.

    Renzo mi chiede dove vado a parare. Adelphi ha un obiettivo preciso e lo mostra nella sua forma precisa. Sarà la mia de-formazione (ops, il trattino heideggeriano) filosofica, ma generalmente cerco le tesi più coerenti e serrate con cui confrontarmi. Se vogliamo, il mio perseverare è un riconoscimento di valore. Ripeto, non è una crociata; semplicemente dissento dalla cultura che Adelphi confeziona. E quindi ci tornerò ancora sopra…

  35. LC: grazie. Concordo: Guénon saltabeccò da una posizione all’altra. In ciò è una sorta di “migrante” spirituale, se mi si passa il termine. Che uso volutamente dato che mi pare che i “migranti” odierni mi paiono, nelle menti di chi li ha così battezzati (non più emi/immigrati, azioni finite, bensì migranti, azione in atto, senza inizio e senza fine) l’equivalente sul piano fisico di ciò che Guénon fu nel suo campo.

    Cordiali saluti (e Buon Anno).

  36. Un sincero elogio a questo sito per la profondità e il taglio.
    Studio Guenon(e la Filosofia) da circa 10 anni e, fra mille travagli, ho conservato la fede cattolica. Guenon è come un farmaco, ovvero può guarire ed aprire immensi orizzonti, se si è spiritualmente forti e preparati, oppure rivelarsi un veleno e condurre ad una gnosi pericolosa che può far perdere il senso della realtà.
    Quella realtà che in certi circoli chic può nauseare, ma per un figlio di Dio è la vita che il Signore ci ha donato e nella quale impegnarsi per custodire il giardino e divenire santi al cospetto di Dio.
    Quanto ad Adelphi noto una lettura assai più sottile di quella complottista di Blondet… Forse Calasso si è messo in un gioco più grande di lui… ed ora la casa editrice non è più una banale e semplice scaffale di libri ma un deposito di certe influenze , specie in ambito sottile. Una meravigliosa e “terribile” sinfonia che si distingue da tutte le altre filosofie editoriali spesso inutili, ideologiche o di pessimo livello.
    Che Dio vegli su ogni “serio” lettore di Adelphi, che i fumi della falsa gnosi non oscurino la limpida luce della Verità che dimora in Cristo.

    Cari saluti,

    Alberto

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