Adelphi d’Italia – 6

Prendiamo Heidegger:

“L’ontologia medioevale, specialmente nelle correnti tomistiche e scotistiche, ha discusso ampiamente questo problema [dell’essere], senza tuttavia giungere a una chiarificazione di fondo” (Essere e tempo, Longanesi, pag 18).

Con queste poche righe, tutta la ricerca filosofica medioevale è stata tacitata. Basta pronunciare la parola “dopoheidegger”  e uno può semplicemente ignorare San Tommaso; basta dire “semplicepresenza” e uno può fare finta che la metafisica tomista sia un ridondanza pedante di Aristotele. Siensiato o esistensialista non importa, oggi si può far finta che la filosofia inizi con Cartesio.

Grossa parte del catalogo Adelphi gioca su questo: prende l’uomo uscito dalla testa di Cartesio, lo chiama moderno e ne fa vedere tutti i limiti: razionalista, calcolatore, utilizzatore. Siccome questo è l’uomo diurno, quello che lavora all’ufficio tecnico, bisogna completarlo con l’uomo notturno, quello che ulula alla luna. Del resto bisogna pure dare un cuore, o perfino un’anima (come un fleur che risplende dietro occhi di ghiaccio) all’uomo macchina. Così nell’uomo freddo e computatore è una bazzecola inserire schegge di follia e di libertà, di pulsioni e di possessioni. Perché così va il mondo, basta aprire e leggere il giornale.

Ma questo, in Adelphi, è solo lo scenario ordinario. C’è infatti un piano più profondo.

.

(continua – 7)

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19 pensieri su “Adelphi d’Italia – 6

  1. Non c’è niente di peggio che far fuori interi periodi della civiltà umana in base a pregiudizi e superficialità, o addirittura per malafede. Non so se fosse il caso di Heidegger, ma non ho motivo di non crederti. Pico della Mirandola, che sto adesso provando a studiare, mi piace anzitutto per il modo in cui guarda con rispetto e devozione alle fatiche di chi lo aveva preceduto.

    Quanto alle altre cose, che si ricollegano alle tue riflessioni precedenti, per ora non mi resta che aspettare quanto prometti. Dal tono del tuo breve post mi sembra che hai in serbo cose davvero interessanti. Il tuo progetto sta assumendo una forma ambiziosa: chissà se alla fine del viaggio ci troveremo d’accordo…
    Poiché sono incerto sul finale, spero che questo viaggio intanto continui più a lungo possibile.

  2. cari amici, il nostro scambio di commenti del precedente post lo trovo molto bello. Posso portarlo anche nel mio blog come un nuovo post?? Mi autorizzate entrambi, Luigi e Bruno, ognuno per le sue risposte?

  3. Forse non c’entra, ma m’è venuto in mente che, nella storia della filosofia “popular” di Emanuele Severino (peraltro, mi pare non male), il medioevo è saltato a piè pari con un paio di frasi.
    Se non erro, Severino è di formazione tomistica. Peraltro va rilevato che esiste effettivamente una tendenza generale ad espungere la teologia dal campo della filosofia (e d’altro canto, non si può negare che alcune teologie, in definitiva, tendono ad annullare il campo della filosofia non teologica)

  4. Ciao Biz. Tutti gli studenti di filosofia stranieri che ho incontrato partono da Kant, e se va bene da Cartesio. Molti, quelli ingelsi in particolare, dal neopositivismo. Quelli americani conoscono libri di autori degli ultimi 50 anni. Plato e Aristotele lo conoscono per sentito dire.
    Oh benedetti “Vannini” (per chi li conosce)!
    Severino non è tomista, è di formazione bontadiniana. “La struttura originaria” è un gran libro. Poi prende l’essenzialismo presente in Bontadini, e addio.
    Sulle tue distinzioni tra teologie e filosofie, non ho capito tanto bene…

  5. Volevo dire (forse, non sono un filosofo) che l’idea di Dio è tale da assorbire di fatto molta materia filosofica (in pratica, lascia fuori la fisica, la logica e non molto altro). D’altro canto, i tentativi moderni di fare filosofia escludendo Dio, mi pare che sfocino fatalmente, infine, nel nichilismo, variamente declinato. Questo fatto non consente a questi tentativi di proclamare un successo, nè realmente di scalzare l’altra filosofia.

  6. Sì, anzi, io sarei anche più estensivo. Non c’è ambito che non comporti implicazioni sull”idea di Dio”: ad esempio, la causalità in fisica, l’infinito attuale (o meno) in logica… L’importante è che ciascun ambito lo faccia secondo il metodo che gli è proprio. Se la filosofia, che si pone sull’orizzonte della totalità (a meno di non ridurla all’ora di igiene linguistica), esclude Dio, soffrirà doppiamente di questa scelta. Oltre poi a dover motivare questa stessa scelta.
    Il nichilismo, in effetti, è coerenza, ammesse certe premesse. Quello che mi lascia incerto è quando te lo presentano come se fosse pure una “gran figata per tutti”.

  7. Sì, sì, Heidegger è di una banalità infinita quando pretende, e lo fa spesso, di fare storia della filosofia, la medievale particolarmente. Ricordo come in das Wesen von Warheit liquidasse la creatio tommasiana dicendo fosse “productio” ontica… l’esatto opposto di quanto Tommaso e la Scuola avevano definito. Una matricola di filosofia queste le cose le sa dopo i primi mesi di studio. Ancor più in malafede poi, sempre in quel testo, l’analizzare la definizione che Tommaso dà di verità (fraintendendola sistematicamente) nella summa contra gentiles, e non menzionare mai quanto detto nel de veritate… scrivere un libro sulla verità e citare gli antagonisti storici solo laddove questi ne parlano indirettamente, e non dove il problema è posto tematicamente, a me pare decisamente capzioso. La lista delle truffaldinerie potrebbe continuare.

    Ovviamente venerato maestro.. adelphico.

    Un caro saluto

  8. Raramente mi sono imbattuto in poche righe su un problema complesso così convincenti!
    Essendo le mie competenze più di carattere antropologico che filosofico, direi che il modello ‘adelphino’ da te delineato prevede una sorta di ritorno a un paganesimo in cui l’alternanza tra periodi ‘quotidiani’ e periodi ‘festivi’ (nei quali – ‘carnevalescamente’ – si sospendevano le norme vigenti per rafforzarle attraverso il sacrificio alla fine della festa), viene sostiuita dalla (falsa) contrapposizione diurno-notturno (dove la valenza del secondo termine continua comunque ad essere legata a sacrifici onirici, metaforici, evocati, reali).
    Dico bene, oppure ho piegato troppo le tue idee verso le mie?

  9. @Giampaolo
    potresti per caso spiegarmi con parole più semplici il riferimento all’ingenuità heideggeriana? in particolare la differenza tra la “creatio” tommasiana e la “productio ontica”. Mi piacerebbe approfondire. Grazie!

    saluti

  10. San Tommaso ha ben chiara la differenza tra essere ed ente, così da parlare ben prima di H. di actus essendi ed essentia, che sono i termini medievali con i quali si declina la “differenza ontologica” di cui H. si vorrebbe primo ed unico interprete.
    Nel tomismo l’atto creativo è tale da sostenere l’essere attuale del vivente, che di tale atto partecipa essenzialmente secondo la misura della propria natura, non è una mera produzione o assemblaggio di materia, la cui pre-esistenza resterebbe problematica. E’ tutt’altro che semplice presenza l’ontologia di San Tommaso, come è ben altro che adeguazione ontica il concetto di verità tomista, al contrario di quanto sostiene il filosofo id Messkirch. La speculazione tommasiana è ben attenta a valutare e distinguere il piano ontologico da quello ontico, solo H., non so quanto ingenuamente (ancorchè in questi casi l’ingenuità è una deficienza grave per chi si professasse filosofo a tutto tondo), pare non essersene accorto.

    La questione del rapporto tra atto d’essere ed essenza è capitale nella storia della filosofia medievale, Gilson, ma forse meglio Cornelio Fabro ne hanno scritto parecchio, sulla scorta delle diverse interpretazioni date a quel rapporto si svilupperanno poi il suarezismo formalista da una parte e una certa scolastica dall’altra, il tema è profondo e complesso, non ne posso dar conto adeguatamente in un commento, ma la lettura heideggeriana è indegna di un pensatore, che per altri versi ha dato segno di ben altra levatura intellettuale.

    Ciao

  11. Lycopodium
    Se torni a intervenire è sempre una festa.

    Carlo Susa
    Non hai “piegato troppo”. Secondo me hai spalancato tutto un ambito parallelo che, nel confronto, può rivelare molto.
    In questi giorni pensavo che l’uomo moderno e schizzofrenico sia stato depredato della propria unità, di ciò che possiamo definire “volto”. Forse, le feste carnevalsche, nella modalità in cui sono state fatte proprie dalla cultura cristiana, ci indicano una via che fa emergere e tenere a bada le componenti notturne e distruttive dell’uomo, ma senza far venir meno a quel volto unitario della persona.

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