Adelphi d’Italia – 5

La schiuma dell’onda che sbatte sulla spiaggia si dissolve in pochi istanti. Poi monotona, si riforma. Di notte e di giorno. Effimera, quanto perenne. Un nulla che però dura più dell’uomo mortale, anche del più grande tra gli uomini. E’ facile vedere nel frangersi dell’onda il nascere e il rinascere di una qualche dea capace di immortalità.

Una rupe è lì, davanti, e stava lì quando ancora c’era mio padre, e il padre di mio padre. La rupe è meno mortale di me: è facile scorgere tra quelle pietre una figura divina.

Non occorrono il sole, l’oceano, la montagna più alta per innalzare un olimpo di divinità. Bastano le scintille dei falò, l’odore dell’erba, il rumore di una cascata, un sentiero che scollina, lo spifferare di un canneto, il ribollire del mosto. Basta ciò che dura più di un uomo, che va oltre quei giorni mortali. Basta un destino che ripete sordo il proprio destino.

Il pensiero pagano è intriso di immortalità. Non cerca il rigore, è un pensiero a cui basta paragonare: tu duri più di lui, tu uccidi e tu muori, tu sei ancora e tu non sei più. La stabilità dell’uomo effimero, di colui che dura solo un giorno, è la sua ombra, è l’Ade. Il catalogo Adelphi è l’economia di questo pensiero. In effetti, se dovessimo indicare lo stile proprio di questa casa editrice non emergerebbe tanto il dorico arcaico, ma il neoclassico. Lo stile dell’immortalità, lo stile del monumento che dice di essere monumento. La severità che copre l’ineluttabilità funebre.

Il pensiero cristiano non guarda all’immortalità, ma all’eternità. L’immortalità è la noia, lo stabilirsi in uno stato, è la necessità che t’inchioda a un destino. L’eternità cristiana, invece, è l’essere coinvolti nella dinamica divina, ovvero nella eterna creatività di Dio. Il cristianesimo non ha uno stile proprio, proprio per non cristallizzare il soffio vitale che genera la molteplicità delle forme. Per non bloccare nessuno in un destino simile a una roccia o alla schiuma di un’onda.

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(continua – 6)

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14 pensieri su “Adelphi d’Italia – 5

  1. Il tono apparentemente dimesso di questo tuo brano non riesce a nascondere la roccia che vi si cela all’interno: una fede profonda e salda che odora di vita autenticamente vissuta. Le tue metafore hanno la dignità delle immagini poetiche essenziali, e mi convince il significato che tu dai alle aspirazioni del paganesimo. Lo scontro è tra il desiderio di immortalità che condanna a una vita fissa e ripetitiva, e il desiderio di un’eternità che riesca ad abbracciare tutta la molteplicità dell’essere. Se mi trovassi ora davanti al bivio non esiterei a scegliere la seconda via.
    Anche se ti confesso, più che ispirati alla fede cattolica, questi tuoi condivisibili propositi mi sembrano più legati a una sorta di neoplatonismo cristiano, come quello che professavano Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. In una delle sue 900 Tesi Pico scrive: “Colui che non può attrarre Pan invano si avvicina a Proteo”. Per riuscire ad essere “coinvolti nella dinamica divina, ovvero nella eterna creatività di Dio”, come tu scrivi, bisogna pur conoscere il Tutto. La condizione di Proteo, il multiforme, può essere raggiunta solo attraverso la conoscenza del molteplice. In Pan e Proteo un cristiano avrebbe dovuto riconoscere, nelle intenzioni di Pico, due facce della stessa medaglia che portano l’uomo sulla via dell’Uno. Purtroppo la storia del cristianesimo è costellata proprio dal disconoscimento del diverso, del molteplice, della ricchezza dei modi di essere differenti. L’idea della “dinamica divina” non mi sembra molto seguita in Vaticano (ma nei Musei Vaticani sì!). L’Adelphi, insieme alle opere dei filosofi cristiani citati, si offre come un importante ausilio per questa impresa e il suo catalogo è così occultamente coerente e affine con l’idea della “dinamica divina” che, paradossalmente, si finisce col disconoscerne il genuino e arcaico valore religioso, che a me sembra assolutamente evidente.

  2. Grazie a Bruno per questa osservazione così interessante.
    A mio parere la lezione dell’Umanesimo è ancora attuale, nel tentativo, peraltro riuscito, di conciliare sapienza pagana e sapienza cristiana. Il che avvenne sulla scorta del resto di padri della Chiesa come Giustino e Clemente Alessandrino e, in un certo modo, anche di Agostino stesso il cui pensiero su questo punto è un po’ contraddittorio. Il cristianesimo si concilia meglio con il neoplatonismo che con l’aristotelismo. E’ la strada che, come Luigi ben sa, mi sforzo di percorrere attraverso lo studio dei simboli. Una strada di frontiera, che tanto sospetto suscita in alcuni settori cattolici. Io sono alla ricerca di aiuti, attraverso il sito ed il blog del mio sito:www.renzomanetti.com. Con Luigi parliamo e discutiamo e spesso convergiamo, perché la verità è una e ci accomuna anche l’amore per la Chiesa. Basta ascoltarsi con rispetto e tolleranza. Sei in grado di aiutarmi Bruno?

  3. Gentile Renzo M.
    Grazie per il tuo commento. Oltre a Giustino, Clemente e Agostino, a cui fai riferimento, c’è un altro Padre della Chiesa che nel Quattrocento ha esercitato un’influenza notevole nell’ambito di una conciliazione tra neoplatonismo e cristianesimo, che ho affrontato per motivi di studio. È Origene, la lettura del quale ha segnato anche la mia vita spirituale. Strano destino, quello di Origene, martire cristiano e eretico per la Chiesa ufficiale dal V secolo in poi. Io, fatte le debite proporzioni, mi sento un po’ come lui. Mi sento sempre “sulla soglia” della Chiesa, attratto da quello che essa rappresenta e custodisce, e legato da simpatia e curiosità per tutto quello che resta fuori dalle sue mura (saperi iniziatici, tradizioni antiche, altre religioni, la letteratura “assoluta” di Calasso…).
    Dunque le tue ricerche sul simbolismo non possono che affascinarmi (inoltre, ho vissuto a Firenze per sei anni). Il tuo blog (e il sito di architettura) lo avevo già notato, oggi ho letto alcune cose e mi sembra ricco come uno studiolo rinascimentale. Vi si respira una bella aria, simile a quella che sto respirando su Delvisibile. Penso che d’ora in poi lo seguirò con attenzione. Sarei felice di aiutarti per il tuo progetto. Dimmi pure in che modo mi posso rendere utile.

  4. Allora, si diceva del neoplatonismo.
    L’umanesimo cristiano è sicuramente ricco dei contributi che derivarono dalla riscoperta di Platone, grazie anche al Concilio di Firenze. Le stanze vaticane di Raffaello, ad esempio, mi paiono comprensibili se lette alla luce di una quasi partigianeria platonica.
    Ma Platone va preso con le pinze. Nelle sue fenditure si sono inseriti Plotino il permissivo, Proclo il contabile dalla fantasia asiatica, e il mistificatore Porfirio. Ficino e Pico all’interno del rinascimento sono quelli più inclini a prendere le scale neoplatoniche per salire e scendere dall’Uno (che di certo non è il Dio cristiano) e a trasfomare ogni gradino in forze e potere da gestire. Il loro è un mettere ordine ai campi di forze che nel mondo pagano ancora vagavano irrelati. Ma è forza da gestire. Poi la forza rimane di per sé una nozione occulta, nascosta nella materia. E quindi ecco che si apre all’esoterismo più magico. Razionalismo diurno che si alterna alla magia notturna.
    Nulla di strano. Lo si vede anche in Newton (e la sua idea di “forza”), lo si vede in molto scientismo. Lo si vede in Heidegger. Anche il tema della dignità dell’uomo su cui spesso si indugia. Come descritta da Pico mi pare l’esistenza descritta da Heidegger: pura possibilità. Se presa da un euforico questa possibilità diventa ottimismo (alla Leibniz, o alla Benjamin Franklin, ovvero di certa massoneria, per fare qualche esempio), se presa da un malinconico diventa pessimismo (esistenzialismi vari).
    Per tutti qui il mondo è fisso e la conoscenza è gestione sempre più efficiente.

    Diversa invece è quella dinamica divina che emerge con il cristianesimo. Dove l’uomo partecipa della creatività divina non solo rendendo sempre più efficiente il sistema gestito ma rivoluzionando il sistema stesso.
    E questo è possibile perché fondato e spiegato tramite un processo conoscitivo come l’adequatio (e non l’aequatio), la logica della scoperta e della rivoluzione assiomatica che non cade nell’equivocismo.
    E non cade nell’equivocismo perché l’analogia dell’ente come descritta da S.Tommaso garantisce una dinamica unitaria che lega identità e differenza. E lo fa senza quell’Uno gnostico sopra l’essere, tipico invece del platonismo.
    Questo tipo di impostazione, questa cultura fatta di realismo tomista, è fortemente avversata da Adelphi.

  5. “Per mezzo di Lui tutte le cose furono create”. Egli è “immagine della Sua sostanza”. Non si può conoscere il Padre se non attraverso il Figlio. Per questo i fiorentini erano attratti dall’ “Uno al di là dell’Essere” dei neoplatonici.
    Devi avere letto e meditato molto su questi temi (in alcune tue frasi avverto l’eco di Pico: “fecondità asiatica” di Proclo).
    Detto questo ammetto le mie gravi lacune per quanto riguarda Tommaso (per cui, le ultime cose che dici non le ho ben chiare per un mio limite di conoscenza) e ti ringrazio per la dottissima cornice del tuo brano, che è un compendio di cose molto difficili da sintetizzare, una cripto-lezione di filosofia e teologia dai passaggi non di rado davvero illuminanti.

    Da giorni cerco un luogo di un’opera adelphica di Guenon dove mi ricordo bene come lui lamenti il fatto che al giorno d’oggi ai giovani non venga più data da leggere la Summa di Tommaso.
    Basterebbe soltanto questa frase a confutare la tua osservazione finale, tanto più che non è una frase buttata lì a caso, ma ha un significato preciso riguardo alla decadenza di nostri tempi, che si misura proprio da queste basilari “mancanze” pedagogiche.

  6. caro Luigi,
    dunque tu hai letto i Simboli della Scienza sacra? Non me l’aspettavo…Tanti anni fa lo lessi con interesse, oggi ne prendo le distanze. Guenon non è la mia strada.
    Grazie, Bruno, leggo solo oggi la tua risposta, perché sono stato assente. Anche per me origene ha avuto un’importanza fondamentale e raggiunge profondità mistiche sublimi.Nel Rinascimento era amato (con prudenza visto i rischi che si correvano…). Eppure quando Aldo Manunzio ne pubblicò le opere le dedicò ad Egidio da Viterbo, generale degli Agostiniani, cardinale, braccio destro di tre papi umanisti e profondo conoscitore di origene, della Cabbalà e della filosofia neoplatonica. E’ una figura questa ancora tutta da scoprire, perché il suo origenismo era ritenuto perfettamente compatibile con la Chiesa a cui apparteneva e nella quale portava una linfa vitale. Certo era protetto da Leone X, papa umanista e neoplatonico. Poi quella stagione si è chiusa. Cerchiamo di risuscitarla.
    Caro Luigi, non vedo perché l’Uno di Ficino e Pico sia incompatibile col Dio cristiano. Loro non lo pensavano. Entrambi sconfessavano con durezza la magia, accettando solo quella naturale come una branca della scienza della natura. Sto scrivendo un libro su Leonardo in cui si affronta proprio questa questione e il tuo riferimento al Parnaso nelle Stanze vaticane, con Leonardo nelle vesti di Platone che addita il cielo con l’indice sollevato, è assai puntuale. Mi sento moto vicino a Bruno, che dice di essere sulla soglia della Chiesa, attratto sia da lei che dall’arcipelago esoterico. Io sono e rimango dentro quella soglia, dentro la Chiesa, che mi è madre e nutrice. Ma non per questo rinuncio ad esplorare la via simbolica (evito volutamente il termine “esoterica”, che è dannoso), perché credo che la Chiesa ne abbia bisogno. Come abbiamo detto tante volte, ognuno ha i suoi talenti ed i suoi carismi. A me è stata indicata questa strada e penso di non essere solo a percorrerla. Bruno me lo dimostra.

  7. Ciao Renzo, certo quel libro di Guenon è sempre a portata di mano… La via simbolica non va persa. Certo con Guenon alla fine arriva a un ribaltamento (di cui vorrei fare cenno nel prossimo post) e lo fa proprio con quell’uno.
    Platone, Plotino, ma anche Eriugena con il loro “essenzialismo” arrivano a porre un al di là dell’essere, l’Uno. Un non esistente ignoto, (e autoignoto) piuttosto problematico da coniugare con il Dio che si rivela.
    Qui sta il busillis, per questo non posso dirmi neoplatonico.

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