Adelphi d’Italia – 3

Nel catalogo Adelphi, c’è anche René Girard. Un autore che un po’ alla volta mi pare risultare sempre più avulso dal modo di sentire adelphico.

Se dovessimo sintetizzare, in modo molto approssimativo, la ricerca di questo autore, possiamo utilizzare le parole di Calasso che dice: Girard sa una sola grande cosa: il capro espiatorio.

Per Girard, la folla cerca il linciaggio e si dirige verso il colpito, il destinato. Sacrificando ed espellendo la vittima (umana), la folla cerca di ricomporre il dissidio che nasce al proprio interno. La designazione della vittima non palesa la propria arbitrarietà e il proprio arbitrio. La vittima non è vista come innocente, ne andrebbe dell’efficacia del processo di momentanea riappacificazione. Il capro espiatorio funziona e calma gli spiriti solo se è percepito come colpevole.

La tesi è che alla base della fondazione del mondo ci sia questa lunga catena di omicidi. Satana, omicida fin dal principio (Gv 8, 44), è principio principe di questo mondo, dell’ordine come del disordine, della violenza e della sua apparente pacificazione guadagnata attraverso il meccanismo del capro espiatorio, ovvero attraverso una falsa soluzione – che presto lascerà nuovamente spazio alla violenza, sedata di volta in volta solo per riaccendere lo scontro.

Il potere di satana è basato su un segreto, sul nascondimento dell’innocenza della vittima. E verrà beffato dalla croce, dove l’esposizione di Dio morto svela che la vittima è innocente. Il meccanismo del capro espiatorio viene neutralizzato. Non per nulla dalla croce viene emesso lo Spirito, ovvero il Paraclito, il difensore delle vittime. Il dipinto, qui sotto, di Rosso Fiorentino, mostra Satana “la scimmia di Dio” con un laccio al collo: segno che lì, venendo svelato il suo inganno, inizia il blocco della sua potenza e della sua azione.

Ma il principe di questo mondo non sta a guardare, si agita, cerca di divincolarsi, escogita qualcosa. Così, da brava scimmia, si è messo a imitare l’amore di Dio. Girard fa notare come piccoli e grandi gruppi si presentino come liberi apostoli e chiamino la folla al linciaggio ma facendolo in nome dell’amore per la vittima, per il suo bene, per la sua libertà, per la sua autodeterminazione.

Ecco un passaggio significativo:

“Il nazismo e le ideologie ad esso affini, che si opponevano apertamente alla sensibilità per le vittime riconoscendone volentieri l’origine giudaico-cristiana, non sono mai stati la forza mimetica più potente del XX secolo. Il movimento anticristiano più forte è quello che fa sua e radicalizza la preoccupazione per le vittime per paganizzarla. Le Potestà e i Principati si danno adesso una veste “rivoluzionaria” e rimproverano al cristianesimo di non difendere le vittime con sufficiente ardore, non scorgendo nel passato cristiano altro che persecuzioni, oppressioni, inquisizioni.

Il nuovo totalitarismo si presenta come liberatore del’’umanità. Per usurpare il posto di Cristo, le Potestà lo imitano in maniera rivalitaria, denunciando nella compassione cristiana per le vittime, un’imitazione ipocrita ed evanescente della vera crociata contro l’oppressione e la persecuzione, quella di cui invece loro sarebbero la punta di diamante.

Seguendo il linguaggio simbolico del Nuovo Testamento si può dire che, nello sforzo di recuperare terreno e trionfare di nuovo, Satana prende in prestito il linguaggio delle vittime. Egli imita sempre meglio Cristo e pretende di superarlo. Questa imitazione usurpatrice è presente da molto tempo nel mondo cristianizzato, ma si sta enormemente rafforzando nella nostra epoca. E’ il processo che il Nuovo Testamento designa nei termini dell’Anticristo. Per comprendere questa espressione è necessario iniziare a sdrammatizzarla, giacché corrisponde a una realtà assai più quotidiana e prosaica.

L’Anticristo si vanta di recare agli uomini la pace e la tolleranza che il cristianesimo senza risultati promette loro. In realtà quello che la radicalizzazione della “vittimologia” contemporanea porta con sé è l’effettivo ritorno a ogni sorta di abitudini pagane: l’aborto, l’eutanasia, l’indifferenziazione sessuale, i giochi da circo di ogni tipo, ma senza vittime reali grazie alle simulazioni elettroniche, e così via.

Questo neopaganesimo vuol fare del Decalogo e di tutta la morale giudaico-cristiana l’espressione di una violenza intollerabile, e il suo obiettivo primario è la loro abolizione completa. L’osservanza scrupolosa della legge morale è percepita come una complicità con le forze della persecuzione, che sarebbero essenzialmente quelle religiose.

E poiché le Chiese cristiane hanno preso tardi coscienza della loro mancanza di carità, della loro connivenza con l’ordine stabilito, nel mondi perennemente “sacrificale” di ieri e di oggi, esse rimangono vulnerabili al perenne ricatto cui il neopaganesimo contemporaneo le sottopone.

Questo neopaganesimo identifica la felicità nell’appagamento illimitato dei desideri e, di conseguenza, nella soppressione di tutti i divieti, idea che acquista una parvenza di verosimiglianza nell’ambito circoscritto dei beni di consumo, il cui prodigioso moltiplicarsi, grazie ai progresso della tecnica, attenua certa rivalità mimetiche, conferendo un’apparenza di plausibilità alla tesi che fa di ogni legge morale un semplice strumento di repressione e persecuzione”.

(R. Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, 235-236)

.

(continua – 4)

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7 pensieri su “Adelphi d’Italia – 3

  1. parole impressionanti ,crude ma vere, quelle di Girard.
    Sul tema dell’Anticristo c’è un bellissimo libro di padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria, edito da Sugarco.Lo consiglio vivamente, mi sembra che si intitoli “Il Falsario”. E nel titolo c’è già tutto quello che serve.

  2. Gentile Ic,
    Nell’introduzione a “Vedo Satana cadere come la folgore”, di cui hai citato un ampio passo, Girard scrive: «Questo libro, in ultima analisi, è un esempio di ciò che fino a poco tempo fa si chiamava un’apologia del cristianesimo, un aspetto che non voglio dissimulare, ma rivendicare senza mezzi termini» (p. 22).
    La lettura di Girard è di quelle che lasciano il segno. Io non lo considero estraneo allo spirito adelphiano, poiché non ho ancora chiaro nella mente il senso complessivo su cui si regge quest’edificio di oltre 1500 titoli. Vorrei averne letto qualche altro centinaio per assumere posizioni definitive (ma rispetto le tue, evidentemente meditate, conclusioni in merito).
    Se è vero che le scelte di Calasso sono decisive per la fisionomia del catalogo, allora la presenza di Girard avrà una sua solida giustificazione. Nella “Rovina di Kasch”, Calasso dedica pagine molto dense a Girard (pp. 205-210), e ne critica alcune fondamentali posizioni (ma la dialettica resta, ed è poi continuata nei risvolti adelphi dei libri successivi dell’antropologo. Inoltre pare che i due si vedano negli Usa ogni anno).
    Io ho letto più volte quelle pagine, ho cominciato a leggere i libri di Girard (non tutti) ma confesso di non essere venuto a capo del problema “capro espiatorio”. Semplicemente perché è un tema difficilissimo che tocca il mistero dell’Incarnazione. Ho bisogno di tempo e riflessione.
    Ciò che Girard dice sul “nuovo totalitarismo” della nostra epoca, mi trova d’accordo, e credo abbia molti punti in comune con “La Rovina di Kasch”, che io ritengo essere un testo chiave per capire sia Calasso sia l’Adelphi ed evitare quelli che a me sembrano spiacevoli semplificazioni e fraintendimenti circa un carattere anticattolico della casa editrice. Non sarà che, dividendosi, si fa il vecchio gioco di satana?

  3. @ Renzo Manetti: esatto il falsario; satana come scimmia, satana come serpente con il volto che riflette quello di eva (c’è un qualche post qui da qualche parte su questo), sono immagini chre descrivono in modo diverso lo stesso meccanismo.

    @ Ludwik
    Girard, secondo me, eccede, nonostante sia autore adelphico. Scappa di mano a se stesso. Quelle pagine di Calasso su Girard infatti sono un tentativo di normalizzare quanto Girard implica (e che forse Girard non ha neppure esplicitato), ma che Calasso in qualche modo ha intuito. Ma su questo vorrei fare il prossimo post.

    Non ho letto quest’ultimo libro di Girard che citi, ma da buon alpino ho letto molto Clausewitz. Uno stratega che rimane fondamentale. Perché quando si comanda degli uomini bisogna prevedere il funzionamento della macchina fatta di uomini che si muovono tutti assieme. Se gli uomini marciano, ad esempio, bisogna sapere gestire che la colonna rischia di sfilacciarsi. Ricordate quello che in Forrest Gump diceva che bisogna tenere le calze e i piedi sempre all’asciutto? Ecco questo tipo di attenzione portata fino all’estremo è Clausewitz. E’ tedesco, è gestione. E’ sistema inteso come meccanismo. Il meccanismo militare deve muoversi, sostenersi, combattere. Il fine che Clausewitz persegue è uno solo ed è intrinseco al sistema: colpire con la massima potenza nel punto più ristretto e più debole del nemico, lo schwerpunkt.
    Clausewitz è un classificatore, è uno che fa le tabelle di controllo. Ma non esce mai dal suo sistema. questo è il suo limite. E’ tutto concentrato sull’efficienza interna, sul mantenersi a regime. E’ arrivato a dire, pur di non uscire, pur di non pensare a uno straccio di ipotesi superiore, che la guerra è proseguire la politica con altri mezzi. Bestialità colossale. Perché implica non solo che un generale (o un burocrate) risulta semplicemente più diretto, più efficace di un politico, ma implica la distruzione dell’altro, chiunque sia, qualsiasi grado di alterità manifesti. Non c’è mai lo spazio per una sintesi, una’idea superiore, un bene comune. Non c’è mai lo spazio per l’uomo e la sua creatività.
    Ecco, il meccanismo evidenziato da Girard può diventare sistema chiuso, e per questo molto simile al modello strategico di Clausewitz (ripeto, immagino le somiglianze, ma non ho letto quest’ultimo libro) a cui oppone semplicemnete un segno inverso.
    Così il sistema di Girard rischia di essere semplicemente passivo, remissivo: Gesù che insegna a non aumentare la violenza, a non caricare il climax ascendente di violenza. Così sarebbe riduttivo.
    Ma quello che vorrei mostrare con un prossimo post è che nel suo paradigma ci sono elementi che aprono a evidenza ulteriori (e che inficiano anche il sistema di Calasso). Nonostante Girard stesso.

    @Bruno
    in parte sopra spero di aver iniziato a risponderti. Sulle semplificazioni e fraintendimenti tra adelphi e cultura cattolica penso che siano sempre in agguato. Anche se era più facile cascarci negli anni settanta-ottanta. Lì con una cultura marxista molto forte (ai tempi della enciclopedia einaudi per capirci) vedere che alcuni settori della cultura liberal tiravan fuori il sacro sembrava l’apparizione di un alleato. Ma poi col tempo i marxisti sono diventati tristi e la cultura liberal ha mostrato che il suo interesse per il sacro era riservato solo a quell’infinito numinoso, quell’infinito che ti digrigna i denti come una statua di Tiro, quell’infinito buono solo per arredare salotti con statue di ebano e giustificare la finanza razziatrice.

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