Segni – 5

[Riprendo la sequenza di post che ho ricapitolato anche nella blogroll sotto il titolo di Itinerarium in Ecclesia Dei]

Passare attraverso il Portale ricostituisce anche fisicamente la comunità dei fedeli: Voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale (1Pt 2,5). L’unità del popolo di Dio è data da un cammino indirizzato verso un fine comune. E il fine è segnato dal crocifisso.

Questo cammino nella comunione non è affidato solo agli uomini e alle donne. Ma è Dio, per primo, che si fa affidabile e viene incontro agli uomini e alle donne.

Due sono i segni visibili di questo venire incontro di Dio.

Innanzitutto l’ambone. Luogo della parola di Dio, e quindi della sua tenerezza e della sua tenacia. Il suo popolo, infatti, è stato cresciuto e educato, un po’ alla volta, ad avere confidenza con lui.

Perché porzione del Signore è il suo popolo.
Egli lo trovò in terra deserta,
in una landa di ululati solitari.
Lo circondò, lo allevò,
lo custodì come pupilla del suo occhio.
Come un’aquila che veglia la sua nidiata,
che vola sopra i suoi nati,
egli spiegò le ali e lo prese,
lo sollevò sulle sue ali,
Il Signore lo guidò da solo,
non c’era con lui alcun dio straniero.
Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna;
gli fece succhiare miele dalla rupe
e olio dai ciottoli della roccia;
crema di mucca e latte di pecora
insieme con grasso di agnelli,
arieti di Basan e capri,
fior di farina di frumento
e sangue di uva, che bevevi spumeggiante (Dt 32,-14)

E poi c’è l’altare. Perché Dio non si è limitato a parlare, ma si è fatto lui stesso uomo in mezzo agli uomini: 

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14)

Niente delle verità antiche, niente degli antichi precetti è andato perduto, ma tutto è passato a uno stato migliore. Tutte le Scritture si riuniscono nelle mani di Gesù come il pane eucaristico, e, portandole, egli porta sé stesso nelle sue mani: “tutta la Bibbia in sostanza, affinché noi ne facciamo un solo boccone…” (De Lubac, Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura)

Ambone e altare: Dio viene incontro come parola e cibo di vita eterna, uniti nella persona di Cristo. Egli ha condiviso tutto: ha vissuto, ha insegnato, ha pregato, ha sofferto, è morto. E con la risurrezione ha mostrato a quale pienezza di vita tutta la creazione è chiamata.

A questo punto ci troviamo di fronte a un’altra soglia, non più di pietra e mattoni. Ma una soglia che è dentro il cuore.  

Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne (Ez 11, 19).

Cuore che è chiamato a una trasformazione, a rispondere con libertà a Dio che viene incontro nella persona di Gesù. E’ una tensione che si affida a ciò che si palesa nella storia come affidabile. E’ Dio, lui per primo, ad essere fedele.

Per niente facile, dato che l’abbraccio in cui riconoscersi appartiene a un corpo fisso a una croce. Cuore, croce, piaghe, morte, ma anche risurrezione e ascensione: sono parole tentate dal ribrezzo.  A Nicodemo, che ha abbracciato quel corpo morto, era stato detto, nella notte, che la nuova forma passa attraverso una nuova nascita. E la vita nasce nell’attesa e nella fatica. E nella grazia. La rigenerazione, infatti, non avviene solo esercitando la sapienza in direzione dell’alto. Ma avviene dall’alto. Perché quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me (Gv 12,32). Sulla croce avviene il compimento dell’opera di rivelazione di Dio, e possiamo indicarla come terzo segno che mostra nella chiesa il venire incontro di Dio all’uomo.

Chi è rigenerato dall’alto, chi ha il cuore nuovo, riconosce nel crocifisso una bellezza. Che non è la bellezza dell’incanto e del puro. Ma di colui che assumendo la forma del servo, sfigurato, si è consegnato fino alla morte e ha mostrato lo splendore della verità affidabile.

(continua – 6)

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