Libri per la vita

Libri per bambini, diciamo fino ai 10 anni. C’è qualche libro che consigliereste? Libri di quelli che ti rimangono come una scoperta, che ti mettono buonumore, inattuali e che copieresti a mano, libri anche piccoli che ti insegnano la maestà della vita.

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24 pensieri su “Libri per la vita

  1. Stasera abbiamo letto con Michele e Margherita “Disegnare un albero” di Bruno Munari. Non è un grande libro (c’è di meglio, lo so), ma se non ci fosse la stampa, magari ne avrei fatto una riproduzione a mano.

  2. Apri un bel capitolo. Quelli di Munari sono dei libri molto belli e ben fatti (e costosi). “Disegnare un albero” è un classico.
    Sai cosa? Se guardi i libri per bambini in circolazione molti sono l’applicazione, più o meno fedele, del suo metodo: primato del fare, dei materiali, della ricerca tecnica. Pur riconoscendone il fascino, mi pare che siano libri che fanno girare a vuoto i bambini. La mia esperienza è che, anche da parte dei più piccoli, c’è una richiesta di senso (i famosi “perché?” imbarazzanti)che questi intelligenti e belli eserciziarii non solo non forniscono, ma eludono. Il più delle volte pongono paradossi, ma il paradosso da solo sfinisce.

    E’ un po’ come Rodari. La creatività da lui proposta è affidata al caso, procede grazie all’accostamento casuale, alla trovata estemporanea. Questa è la sua struttura teoretica, rimpinzata in seconda battuta di contenuti marxisti, presentati pure in modo simpatico e simpatetico, ma che comunque rimangono esterni, sconnessi e appiccicati in modo accidentale allo statuto della creatività.

  3. Il “Conte di Montecristo” di Dumas è un passaggio obbligato, ma bisognerebbe evitare che i bambini si identifichino troppo col protagonista, altrimenti si corre il rischio di farne dei disadattati sociali.
    Ancora meglio, a mio parere, è somministrare Dickens. Esistono eccellenti versioni “per ragazzi” dei suoi classici. Nonostante tutto, resta un autore altamente formativo, non credi?
    E così via, insomma. Inutile continuare la lista, credo tu abbia capito: Verne, Defoe, Twain, Stevenson, London ecc… Per me il “canone occidentale” della letteratura infanzia va rispettato. Variazioni significative non me ne vengono in mente. Forse “La commedia umana” di William Saroyan, che tuttavia non ricordo se sia adatto o meno ai 10 anni di un bambino.
    Da escludere, invece, l’autobiografia di Andersen “La favola della mia vita”. Dato che mi è tornata in mente adesso, ho trovato utile avvertirti: Andersen era un mostro!!!

  4. Per me, Munari si, Rodari no. Quel che è comunque buono di Munari è che spinge a cogliere i principi (in quel caso, il principio generativo dell’albero). Partendo da quel libretto, si potrebbe persino spiegare ad un bambino la differenza fra imitazione della natura naturans e quella della natura naturata.
    Quindi lui soddisfa la “domanda di senso”, non vedo un tecnicista primato del fare.
    Rodari no, non l’ho mai capito, lo trovo arbitrario.

    Pinocchio l’abbiamo letto. Va sempre bene. Io lo leggo modernizzando e de-toscanizzando un po’ il suo linguaggio (non troppo: non è bene restringere il lessico)

  5. Le fiabe di Oscar Wilde.
    So che il personaggio aveva lati tenebrosi, ma le fiabe delle raccolte “Il principe felice” e “La casa dei melograni” (tutte pubblicate in un unico volumetto da Mondadori) sono splendide. Le più, note, oltre al principe felice, sono Il Gigante Egoista e Il giovane Re.

  6. Le favole di Wilde, altro tema interessante. Ho la sensazione che il loro cristianesimo sia troppo sentimentale, forse. Commoventi, indubbiamente.
    Al test di lettura coi bambini, è piaciuta di più “il Gigante Egoista”, però loro hanno sofferto un po’ una certa mancanza di concisione nel racconto, l’ornamento ricco della prosa di Wilde.

  7. Grazie, sapevo che sarebbero usciti tanti suggerimenti utili.

    A Munari, a questo punto, non posso non dare più chance. E su Pinocchio stesso metodo: semplificazione dei toscanismi ma non troppo.
    Il conte di Montecristo per ora sarei prudente anch’io, mentre quasi quasi prossimamente tenterei con Twain (anche se qualcuno mi metteva in guardia dallo scrittore, ma non ricordo più bene chi…).
    Wilde e Gozzano sono una vera scoperta che andremo a fare, anche perché c’è l’esempio ricopiato a mano.

  8. I ragazzi della via Pal, di F. Molnar, Senza famiglia di H. Malot. Concordo su Wilde e Gozzano, Le avventure di Pierino al mercato di Luino di Piero Chiara, La bambina col falcone di Bianca Pitzorno.

  9. Ti seguo su tutto, eccetto la Pitzorno, sulla quale ho qualche dubbio. La conosco poco, ma quel poco l’ho trovato piuttosto ideologico, e quindi molto prevedibile. Ma probabilmente questo titolo mi potrà far ricredere…

  10. Approvo in pieno “I ragazzi della via Pal” e Munari.

    Aggiungerei al Canone (oltre ai poemi omerici in versione ridotta: si trovano ancora?) “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien, l’imprescindibile Roald Dahl (raccomando “Le streghe” e “Gli sporcelli”) e il ciclo del piccolo Nicolas di Sempé e Goscinny. Ci vorrebbe un po’ di sano arbitrio, nella scelta.

    Poi dipende molto dalla personalità del piccolo lettore e – ahinoi – del genitore.

    Mi vengono in mente vari titoli, ma a pensarci bene non soddisfano tutte, ma proprio tutte, le caratteristiche che hai indicato. Scoperta, buonumore, inattualità, riproducibilità (tiè, Benjamin!) e iniziazione alla maestà della vita: c’è sempre qualcosa che sfugge. Chiedi troppo!

  11. Guarda che buonumore, inattualità, riproducibilità, maestà della vita sono una citazione da Zaccheo, quindi prenditela con lui!
    In effetti l’intento è quello di preparare un po’ di buone letture senza che la prole un domani vada dalla Filippi a lamentarsi del padre che faceva leggere esametri.

    Tolkien lo riserverei per dopo i 10. Dahl gira per casa ma pensavo fosse tradizione cattiva. Le petit Nicolas mi faceva sganasciare da piccolo e devo assolutamente comprarlo, c’è un’edizione italiana molto recente.

    Pinocchio è molto ambiguo, anche se ad ogni dilemma che la storia pone c’è sempre una soluzione positiva. In effetti l’interpretazione di Biffi funziona. Ma solo perché i simboli rimangono sempre e comunque ancipiti. Così se il libro è un percorso iniziatico massonico, c’è spazio per vedervi anche una storia di conversione.
    Pinocchio è orribile, vero. Ma va comunque letto… un po’ come i fratelli Grimm.

  12. Ho l’impressione che l’idea del “percorso iniziatico massonico”, coerentemente con tutta la storia di questo approccio, sia qualcosa di posticcio e parassitario rispetto all’opera come il Collodi la intendeva.
    Credo che lui, indipendentemente da affiliazioni, fosse abbastaza scettico sul mondo da rifiutare qualunque tipo di elucubrazione esoterica.
    Anzi la chiusura originaria dell’opera non aveva certo un lieto fine e fu la pressione dei lettori a farla terminare così come la conosciamo oggi.

    Poi le opere vivono di vita propria (e sono esposte alle intemperanze dei lettori: anch’io ho da rimproverarmi qualcosa …), ma Biffi l’ha irrorata di Spirito Santo e fuoco, grazie a Dio!

  13. Penso che apri un tema affascinante.
    In effetti le opere vivono di vita propria. E poi, in più, il linguaggio simbolico si lascia percorrere in più direzioni. Pinocchio, mi pare, regge ad entrambe le letture, massonica e cristiana.
    C’è una effettiva comunanza di genere in questi due approcci, ma sappaimo che c’è sempre anche una differenza specifica che fa stare di qua o di là. Ecco, leggendolo, sto (o meglio, stiamo) cercando proprio questa differenza specifica.

  14. aggiungerei anche La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati.

    Tornando indietro di qualche lustro e in ambiente germanofono, ricordo alcuni autori che allora non mancavano i nessuna libreria per bambini e giovani:
    Karl May con l’indiano Winnetou

    Erich Kästner con Emilio e i detectives, La classe volante, Antonio e Virgoletta, Carlotta e Carlottina, ecc

    Otfried Preussler con Le avventure del forte Vanja, Il mulino dei dodici corvi, Il brigante Pennastorta, La campana di bronzo verde, tanto per citarne qualcuno.

  15. Ciao Luigi,
    sono passato per aggiungere il bookmark della tua pagina al mio account di Delicious, e provo a contribuire, con tutto quello che – a me personalmente – ha dato molto.

    Parto dai già citati.
    Rodari a me ha dato moltissimo, non credo si debba pretendere da lui più di quanto non potesse fare. Non avrei mai pensato al marxismo quando Rodari forniva una sistematicità alla mia attitudine a fantasticare. E poi c’è Cipollino, più che gli altri.

    Tra i già citati, senz’altro “I Ragazzi della via Paal”, poi ho “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell, quasi tutti i libri di Nina Bawden (almeno quelli che lessi io), se non fosse che credo siano fuori catalogo, ma anche tantissimi altri usciti nella collana assolutamente fantastica “Mondadori Oscar Ragazzi” (direi che il titolo fosse questo), “Kim” di Kipling, “Il gran sole di Hiroshima” di Bruckner. Senza alcun dubbio, poi “Il mago di Oz” e “Ozma di Oz” di Baum (dato che non credo che i successivi esistano in italiano). “Ozma di Oz” in particolare è favoloso.
    Sui fumetti, ne avrei a caterve. Cito solo due nomi: Sebastiano Craveri e Willy Vandersteen (entrambi pressoché irreperibili in italiano).

    Comunque mi pare che ci si stia facendo troppo fuorviare da cose che non c’entrano niente con il valore proprio dell’opera.
    I bambini fortunatamente non leggono contenuti massonici in Pinocchio e cose del genere.

  16. Grazie, in ritardo, anche per questi ultimi consigli.
    Winnetou! che ricordi, mai visto in Italia.

    Claudio, hai anche ragione, ma non riesco a farne a meno, è una sorta di deviazione professionale da filosofo.

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