Ovo

Cosa ci fa quell’uovo appeso nella Pala di Brera di Piero della Francesca?

Il tema è stato affrontato molte volte. “Uno degli oggetti più misteriosi più celebri della letteratura artistica”, sto citando un libretto su quest’opera di Piero scritto da Antonio Paolucci, ripubblicato dal Il Sole 24 ore e ricapitatomi in mano in questi giorni.

Commentando la grande conchiglia dipinta nella parte alta del dipinto, Paolucci fa riferimento al dogma dell’Immacolata Concezione. Che qui non c’entra nulla, perché questo dogma riguarda la nascita di Maria e non di Gesù. Insomma la solita confusione sui fondamentali, ma questo è un dettaglio, negli intenti voleva essere solo un sinonimo di concepimento verginale. “…il parto virginale e il concepimento per virtù dello Spirito Santo, simboleggiati, l’uno e l’altro, dall’ovum struthionis: l’uovo di struzzo dei mistici medioevali, il quale (per il fatto che lo si riteneva fecondato dai raggi del sole) veniva utilizzato come figura dell’Immacolata Concezione di Cristo (sic). Se il sole può far schiudere le uova di struzzo perché una Vergine non potrebbe generare per opera del vero sole?, aveva detto Alberto Magno”.

Ecco quindi che abbiamo un testo interessante che inizia a spiegare questo uovo di struzzo. Però qui abbiamo qualcosa di più: abbiamo un uovo di struzzo appeso, ed appeso in una struttura architettonica che appare una chiesa, un presbiterio.

Più avanti Paolucci parla infatti di un uso documentato “dell’uovo di struzzo sospeso con funzioni simboliche all’interno di importanti edifici religiosi della cristianità, quali il battistero e il duomo di Firenze: questi luoghi che Piero della Francesca certo conosceva bene… “. Ma poi l’annotazione purtroppo si perde e non cita alcuna fonte o documento.

Il caso ha voluto che avessi proprio appena letto il Razionale di Guillaume Durand de Mende, testo del 1284 che spiega bene circa l’utilizzo delle uova di struzzo appeso in chiesa:

“Alcuni affermano che lo struzzo, uccello smemorato qual è, abbandoni le sue uova nella sabbia; quando infine, dopo aver visto una certa stella, se ne ricorda, ritorna da esse e le cova con riguardo.

Si appendono dunque le uova di struzzo nella chiesa per significare che se l’uomo a causa del proprio peccato è stato abbandonato da Dio, illuminato improvvisamente da una luce divina si accorge del proprio errore, si pente ritorna in sé, e vedendo questo luminoso bagliore, viene abbagliato dai raggi di questa benefica luce, della quale parla anche San Luca, quando il Signore guardò improvvisamente Pietro dopo che egli ebbe rinnegato Cristo.

Queste uova si appendono in chiesa, anche perché notandole ciascuno pensi che l’uomo dimentica facilmente Dio, a mano che sia illuminato dalla stella, ossia dalla grazia influente dello Spirito Santo, e non si ricorda di andare a lui, con la pratica delle buone opere”.

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2 pensieri su “Ovo

  1. Certo che uno che cita Alberto Magno e l’ovum struthionis, e poi però parla di “immacolata concezione di Cristo”, qualche dubbio lo fa venire…

    P.S. Il Sole 24 ore: che caldo!

  2. Caro Zaccheo, l’autore lo avevo già citato tempo fa per le sue competenze indiscutibili. Certo le citazioni altisonanti con macroscopici svarioni fa percepire che lì dove si intreprendono le tematiche, diciamo così, religiose si abbassa l’attenzione al rigore delle parole, delle contestualizzazioni, dei ragionamenti. Rigore che invece si dà come presupposto nel momento in cui si affrontano la geologia o la partita doppia.

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