I cherubini della kapporeth

Nell’Antico Testamento, c’è una singolare eccezione al divieto di fare immagini e riguarda il coperchio, la kapporeth, dell’Arca dell’Alleanza:

“Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Farete un cherubino da una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti d’un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio. Porrai il coperchio sulla parte superiore dell’arca e collocherai nell’arca la Testimonianza che io ti darò” (Es. 25, 18-21).

San Paolo, nella lettera agli Ebrei, riprende questo passo, descrive il Tempio nel quale l’arca era posta e legge il tutto alla luce della Nuova Alleanza:

“E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione… Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per i peccati involontari del popolo. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era ancora aperta la via del santuario, finché sussisteva la prima Tenda. Essa infatti è una figura per il tempo attuale, offrendosi sotto di essa doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, l’offerente, trattandosi solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni umane, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate. Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna” (Eb 9, 5-12).

Qui San Paolo indica come, alla luce della nuova alleanza, il vero luogo dell’espiazione, prefigurato dal coperchio dell’arca (la kapporeth), stia nella croce e nel sacrificio di Cristo. In Lui Dio ha mostrato il suo volto,  ha donato la sua nuova e piena Testimonianza.

E i cherubini vi volgono lo sguardo e fanno ombra con le loro ali.

Altare - Chiesa di S. Antonio Abate - Alano di Piave     Altare - particolare - Chiesa S. Antonio Abate - Alano

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3 pensieri su “I cherubini della kapporeth

  1. Nel secondo episodio (Gv 20,10-18) del racconto giovanneo della resurrezione (Gv 20) c’è forse un altro riferimento neotestamentario ai due cherubini della kapporeth: “Mentre (Maddalena) piangeva si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù” (Gv 20,11-12).
    Giovanni è l’unico evangelista che colloca i due angeli dentro il sepolco e non nelle sue vicinanze. Ma il loro numero ed il luogo esatto degli angeli permette di riconoscere l’allusione evangelica ai due cherubini posti sul coperchio dell’arca dell’alleanza.
    I due cherubini della kapporeth delimitano uno spazio vuoto allusivo di Colui che è detto il Luogo. Dio è chiamato dai rabbini il Luogo perchè nessun luogo creato lo può contenere, mentre Egli è il Luogo del mondo. Quello spazio vuoto rispetta la indelimitatezza di Dio e ne manifesta l’infinità.
    Anche i due angeli visti dalla Maddalena seduti sul sepolcro “dove era stato posto il corpo di Gesù” delimitano e rivelano uno spazio vuoto: la tomba che è stata svuotata del cadavere di Gesù dalla sua resurrezione. La tomba vuota è la conseguenza necessaria della reale resurrezione di Gesù ed una delle sue testimonianze. Qui come là il vuoto allude al pieno di Vita.

  2. Quel vuoto si è fatto più adeguato a il Luogo quando la Legge ha “lasciato posto” alla Parola viva. Grazie per questo contributo (risulta sempre qualcosa di fecondo ogni volta che qualcuno riesce a mettere in stretto dialogo Giovanni e Paolo).

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