SS. Trinità /2

La raffigurazione della Trinità con i tre volti di Cristo, come nel dipinto di Ghiffa, pone dei problemi. Perché richiama fortemente la tradizione iconografica del vultus trifrons, un modo di rappresentare l’esperienza del tres vidit, unum adoravit che fu giudicato prima sospetto e poi errato, se non bestiale e diabolico. Del resto basta guardarli questi trifrons. E Benedetto XIV, ancora nel 1745, chiedeva di non rappresentare lo Spirito Santo con fattezze umane.

A me pare che proprio la scoperta di un quarto volto, quello di Cristo sofferente impresso nel velo della Veronica, precedentemente celato da un paliotto settecentesco, offra una chiave ermeneutica per una lettura teologico-iconografica del dipinto molto interessante (e che permetta di distinguere nettamente questo tipo di rappresentazione da quelle con il vultus trifrons).

Proverò a spiegarlo partendo dalle parole di Romando Guardini, lì dove descrive e medita sull’apparizione di Gesù risorto ai suoi discepoli: “Il Signore è trasformato. Egli vive diversamente da prima. La sua esistenza è incomprensibile, contraddistinta da una nuova possanza dello spirito, proviene totalmente dalla sfera divina e continuamente si reimmerge in essa. Tuttavia è corporea, contiene Gesù intero, il suo essere, il suo carattere. Anzi, espressa nelle sue ferite, contiene tutta la sua vita vissuta, il suo destino sperimentato, la sua passione e la sua morte. Nulla è abolito; niente è abbandonato nella parvenza insostanziale. Tutto è realtà afferrabile, seppure trasformata. […] Chi è dunque Dio? Lo spirito al di sopra d’ogni spirito; tanto che davanti a lui gli angeli sono carne. L’Infinito, Onnipotente, Eterno. Colui che tutto abbraccia nella semplicità del suo puro essere reale. L’Immortale, Colui che vive puramente di sé eppure basta a se stesso. Che cosa deve avere egli in comune con un essere umano? Già l’incarnazione in verità non si può comprendere. Ma se l’accettiamo e in essa vediamo l’opera di un incontenibile amore – non potrebbero allora essere sufficienti vita e morte? Perché dover credere ancora che questo piccolo frammento di creazione è assunto nell’eternità dell’esistenza di Dio? Che cosa deve compiervi? Smarrito, sospeso nell’immenso? Perché il Logos non scuote da sé quel pulviscolo e non torna nella pura chiarezza del suo libero essere divino?… Ma com’è allora Dio, se deve essere possibile qualcosa come la risurrezione, e in seguito l’ascensione al cielo e l’essere assiso alla destra del Padre? Deve essere così che questo possa essere! Nella risurrezione e nell’ascensione al cielo e nel troneggiare in eterno dell’Uomo-Dio – si rivela Dio. Egli non è quale noi ci rappresentiamo l’Essere supremo col nostro sperimentare e pensare, per poi sollevare l’obiezione che qualcosa del genere della risurrezione non si accorda con lui; Dio invece è quale egli appare nella risurrezione” (Romano Guardini, Il Signore, Vita e Pensiero, 2005, pag. 542-544).

La sintesi della riflessione di Guardini è nel dipinto di Ghiffa. Immaginiamo il contesto liturgico. Il dipinto è all’altare: quando il sacerdote innalza l’ostia, il gesto viene richiamato tre volte da calice e patena presenti sulla mensa del dipinto. Rito e immagine confluiscono: nell’Eucarestia c’è la reale presenza del divino nella sua pienezza trinitaria. Gesù è l’icona, il mistero della Trinità che si è fatto visibile. La Trinità come Cristo. Ma anche Cristo come l’uomo. Con la risurrezione (e l’ascensione) il corpo è nella Trinità. Un corpo trasfigurato, ma che non per questo abolisce le ferite. Signore sul mondo (simboleggiato dalla sfera), ma con una corona di spine. Il velo della Veronica, quindi, non favorisce tanto un soffermarsi contemplativo sull’uomo dei dolori (alla devotio moderna, per intenderci) ma muove piuttosto a considerare la dignità dell’uomo (e del creato): il corpo, con le sue ferite e i suoi limiti, non viene dimenticato, non è scosso da sé come pulviscolo, ma è compreso e trasfigurato nella maestà divina.

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2 pensieri su “SS. Trinità /2

  1. Luigi, molto interessante il tuo blog, solo oggi ci sono capitata e sono capitata su queste tue profonde osservazioni sulla Trinità di Ghiffa. Grazie e d’ora in poi consulterò con attenzione e assiduità questo tuo spazio.

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