Testo di Luigi Codemo per il catalogo della mostra “Nel frammento tutto” realizzata in GASC | Galleria d’Arte sacra dei Contemporanei – Vila Clerici, Milano in collaborazione con Asilo Bianco con opere di Mariella Bettineschi, Enrica Borghi, Aurelio Andrighetto e Tiziano Colombo.
Da dove cominciare? Anche solo a pronunciare la parola “sacro” si apre un abisso: è come un bosco fitto, una palude, una caverna, un lampo, un nome dimenticato. Può uscire di tutto da quella parola. C’è dentro il mistero della vita e della morte. E l’arte è la pratica di costeggiare questo mistero. Tuffarsi dentro è rischioso. Non ci sono immagini a cui aggrapparsi là sotto. Quello che può fare l’arte è camminare sul bordo, riconoscere una soglia, avvertirne la forma. E custodirla.
L’arte cristiana ha fatto così. Ha preso confidenza a poco a poco. Ha visto quel mistero farsi parola da ascoltare e da riconoscere. Poi quella parola si è fatta visibile e corpo, mani, piedi, volto da ospitare. Non più il timore di grugniti primordiali, ma il tremore di un dialogo tra amanti. Poi, col tempo, il legame si è allentato. È diventato ripetitivo, scontato, senza quella novità, senza quella distanza che l’attrazione attende di colmare.
Da dove ricominciare? Gli artisti hanno qui lavorato su un sostrato di figure, simboli e gesti legato a una “memoria del sacro”. Ma gli artisti non si sono limitati a citare e manipolare soggetti della tradizione religiosa.
Il punto rilevante è un altro: qui le opere appaiono con forme scomposte ed esposte alla dispersione ma, allo stesso tempo, dalla frammentazione riverbera l’anticipo di una forma compiuta; le tre opere risultano come animate da una tensione a ricomporsi secondo un codice che precede l’artista, un codice quindi non inventato ma già dato, non arbitrario ma riconosciuto.
La “Madonna con il collo lungo del Parmigianino” di Mariella Bettineschi appare incompleta, tagliata e il figlio che tiene sulle ginocchia non è visibile: è come se il futuro non fosse più rappresentabile. Ma lo sguardo della madre è raddoppiato: alla figura femminile è affidato un vedere oltre. È in atto un movimento, un già e non ancora, che mira a recuperare la visione dell’intero, l’integrità del corpo e l’unità col figlio in un futuro atteso e da compiere.
La S. Caterina di Aurelio Andrighetto e Tiziano Colombo è una statua dipinta totalmente di bianco: costituisce una forma pura da cui gli artisti partono aggiungendo ombre, riflessi, sfumature di porpora. Un grande giglio aerografato mette in scena la statua. Dettaglio dopo dettaglio, la materia dallo stato “quasi zero” viene riportata alla vita.
Enrica Borghi con i suoi Déchet raccoglie frammenti di piastrelle smussate, vetri levigati, sassi arrotondati dalle onde del mare e li ricompone. Nulla va perduto, tutto trasfigurato: ciò che appare dimenticato diventa memoria di vita vissuta, i relitti diventano reliquie, le pietre scartate testate d’angolo. Per ricondurre all’unità ciò che è disperso, l’artista segue le tracce date dalle forme e dalla carica simbolica del corpo.
Emerge da questi lavori un punto da cui cominciare: l’artista nel costeggiare il mistero della vita e della morte riconosce un linguaggio, una forma compiuta, una promessa di vita che lo precedono. Ed è proprio su questo medesimo terreno che è sorta la Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei: con artisti che riconoscono che la propria creatività è “parola” innescata da una “parola prima” che non si sono dati da soli. È libertà innestata dentro una radice. Questo è già un inizio. Ed è solo l’inizio.
NEL FRAMMENTO TUTTO
a cura di Luigi Codemo
opere di Mariella Bettineschi, Enrica Borghi, Aurelio Andrighetto e Tiziano Colombo
GASC | Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei
in collaborazione con Asilo Bianco
21 Aprile – 26 Maggio 2018 Villa Clerici, Milano