Sulla luce, sul fuoco

Dal sole la luce (Gn 1,16-17).

Ma la luce c’era già prima che il sole fosse: fiat lux fu detto nel primo giorno (Gn 1,3).

E prima ancora di questa luce creata c’è Dio, luce degli uomini (Gv 1,4).

San Tommaso spiega che: claritas convenit cum proprio Filii, inquantum est verbum, quod quidem lux est, et splendor intellectus; la claritas corrisponde a ciò che è proprio del Figlio in quanto egli è il Verbo, luce e splendore dell’intelligenza (STh 1 39,8).

Dante spiega
ché quella viva luce che sì mea
dal suo lucente, che non si disuna
da lui né da l’amor ch’a lor s’intrea.
(Par. XIII, 55-57)

Una cascata di luce è creata da Dio che è luce. La luce delle stelle, alla quale i nostri occhi sono abituati, non è tutta la luce, ma terminerà quando con l’ultimo giorno l’universo intero sarà arrotolato. Allora non prevarranno le tenebre, ma altra luce splenderà ancora e questa volta senza consumarsi. Come il roveto ardente (Es 3,2). Come la colonna di fuoco nel deserto (Es 13,21). Segni di eterno nel tempo. Segni del Lumen Christi, della notte santa, della notte inondata di luce che splende come il giorno (Exultet), dell’eterno che rifulge già nel tempo, primizia e anticipo della nuova luce.

La Veglia del Sabato Santo è il cuore dell’anno. Senza quella notte non ci sarebbe cero pasquale, non ci sarebbe ambone, non ci sarebbe altare. Da lì scaturisce la potenza di ogni altro segno.

Mi rimane inesplicabile come mai l’inizio della veglia, la liturgia della luce, il lucernario con i suoi segni solenni celebrati all’esterno della chiesa, non abbia un luogo fisico e permanente nel sagrato delle chiese. Anzi, spesso il fuoco viene acceso con modalità non adeguate alla sua ricchezza simbolica.

(foto tratta da qui)

Eppure mi parrebbe importante un qualcosa che segni, strutturi e ricordi sempre, in ogni tempo, quella adunanza e quel fuoco, l’inizio di quel cammino di luce che nella notte entra nella chiesa, e quindi nel cosmo intero.

Secondo me andrebbe previsto nel progetto di ogni chiesa.

(Ho qui ripreso quanto scritto a questo proposito qualche tempo fa).

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4 pensieri su “Sulla luce, sul fuoco

  1. Grazie infinite Luigi. Mitiche discussioni in quel periodo,da riprendere assolutamente.
    Verrà mai il tempo in cui i committenti e i progettisti, prima di pensare e fare una chiesa, si mettano a studiare umilmente TUTTI i libri liturgici?
    Ottimo il tuo rilievo sull’inspiegabile assenza di un luogo idoneo e ritualmente appropriato per la liturgia del fuoco.
    Rilievo cui aggiungo qualcosa sulla litugia del Venerdì santo.
    Quelche committente e progettista ha mai notato che il triplice «Ecce lignum crucis in quo salus mundi pependit. Venite adoremus» prevede che l’altare abbia TRE gradini?

  2. C’è una cosa che non mi convince molto nella peraltro interessante richiesta rivolta agli architetti: la posizione fissa dei fedeli, quasi fossero spettatori.
    L’introduzione dei banchi e delle sedie ha reso molto più statica la celebrazione. Quando si alternavano due posizioni (in piedi e in ginocchio) i laici si muovevano nella chiesa, disponendosi nelle zone in cui si svolgevano le differenti fasi della celebrazione. Ciò avviene ancora oggi nelle chiese orientali.
    Pensate com’era significativo e affascinante, per es., quando i cristiani partecipavano al battesimo dei bambini o dei catecumeni nel battistero esterno alla cattedrale o nella cappella battesimale all’inizio della chiesa. Oggi invece questo è uno spettacolo che si svolge spesso nel presbiterio.

  3. Sono completamente d’accordo. Rileggendomi vedo che forse può risultare ambiguo quando scrivo: “qualcosa che strutturi e ricordi sempre, in ogni tempo, quella adunanza e quel fuoco”. Qui non intenderei qualcosa di statico e tridimensionale, ma piuttosto dei segni pavimentali che ordinano lo spazio secondo i percorsi richiesti dalla liturgia. Per intenderci, qualcosa come san Vitale a Ravenna o san Clemente a Roma.

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