Il Papa sorrisi e canzoni

il mio papa mondadori

Parte domani il settimanale Il mio Papa. Un po’ gossip, un po’ buoni sentimenti, un po’ fiction. E che ognuno dica la sua. I semiotici lo chiamerebbero “magistero paratestuale”, gli altri in modo più sbrigativo.

Ecco dunque che sulla scena abbiamo sia Papa Francesco sia lo “spirito di Papa Francesco”, il papa mediatico, il papa sorrisi e canzoni. “Il mio Papa”, appunto, adattato all’uso e pronto al consumo.

E’ questo un tempo della Chiesa in cui pare replicarsi quanto accaduto con il Concilio Vaticano II: come il Concilio dei Padri è stato obliterato dal Concilio dei media, allo stesso modo il papa reale sarà sopraffatto dal papa virtuale.

Se con Scalfari abbiamo avuto le interviste semi-inventate, qui non possiamo che temere l’apologia della tiepida banalità.  C’è da chiedersi se faranno anche dei titoli dove il papa non possa essere confuso con un personal trainer spirituale.

Detto questo il ragionamento si allarga (e dovrà proseguire). Assodato che i media hanno una loro forza, sono vere potenze dell’aria, non posso che rilevare che iniziative come queste ci saranno sempre e saranno sempre più capaci di mimetizzarsi con il messaggio del Vangelo. Il rischio è che “il papa dei media” si metta ad accusare di tradimento “il Papa della Chiesa” nel momento in cui questo si discosti apertamente dalle attese del mercato. Del resto, prendere in prestito il linguaggio del Vangelo per operare un’imitazione usurpatrice è un meccanismo noto: è quanto sintetizzato dalla figura dell’Anticristo. 

Sì, sto dicendo che la figura di papa virtuale che nasce dalla proiezione dei media può assumere natura anticristica.

Ecco già vedo che chi legge questo post inizia a immaginarmi come un fondamentalista dello Utah con tanto di salopette e forcone. In realtà io qui mi rifaccio agli studi di René Girard quando descrive Satana come colui che prende in prestito il linguaggio del Vangelo e delle vittime per presentarsi come liberatore dell’umanità: L’anticristo si vanta di recare agli uomini la pace e la tolleranza che il cristianesimo senza risultati promette loro. In realtà, quello che la radicalizzazione della “vittimologia” contemporanea porta con sé è l’effettivo ritorno a ogni sorta di abitudini pagane: l’aborto, l’eutanasia, l’indifferenziazione sessuale, i giochi da circo di ogni tipo… (René Girard, Vedo satana cadere come la folgore, Adelphi, pag. 236).

Da un punto di vista della comunicazione, il modo per non lasciarsi inghiottire dallo scimmiottamento dei media non è cercare di uscire dal loro gioco. Semplicemente impossibile in quanto sono pervasivi. L’unico modo è beffarli. E qui per “beffa” intendo quanto scritto da Origene: Satana è stato beffato dalla Croce.

La potenza di dissimulazione dei media è volta a creare unanimità. Una finta pace che cela le vittime. Ogni nuova evangelizzazione deve porre attenzione a non abbassarsi a questo livello di consenso. La Chiesa non può limitarsi a cercare rispetto nel mondo pensando di assolvere al ruolo di notaio della modernità. Se guardiamo ai racconti evangelici ogni volta che Cristo trova una unanimità mimetica la mette a soqquadro e porta divisione in quanto non accetta un ordine parassitario che si perpetua grazie al meccanismo vittimario. Ed è la croce che è in grado di smascherare la dissimulazione della finta pace. E’ la croce che porta le singole persone ad una unità superiore, perché agapica e non frutto della soppressione della parte più debole.

Se non è possibile non accettare il terreno comune dei media, allora alla libertà del cristiano spetta il compito di piantarci in mezzo la singolarità del Vangelo, ovvero la differenza specifica della Croce.

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7 pensieri su “Il Papa sorrisi e canzoni

  1. Da quanto si vede nel primo numero l’operazione non può reggere a lungo. La lettura dopo un po’ diventa asfissiante e la raccolta pubblicitaria, per essere Mondadori, è proprio pochina. Potrebbe funzionare come inserto o in abbinamento ad un’altra testata.

    Il copia e incolla selettivo emerge subito. La riduzione Chiesa = Vintage ONG è evidente. Sarà interessante vedere fino a che punto questo giornale (e gli altri, “il mio papa” è solo un esempio) riusciranno ad appiattire ogni cosa detta e quanto Papa Francesco sarà capace di creare un corto cortocircuito con questa comunicazione che esaltando la sua straordinarietà in realtà lo “normalizza”, lo ingabbia adeguandolo alle attese del mercato.

  2. Non passavo da un’infinità di tempo (e non perché non lo desiderassi), quindi, oltre a salutare Claudio LXXXI, devo dirlo: in momenti di oppressione ed angoscia causate da queste cose (e il demonio ci sguazza) rendo grazie a Dio per il lavoro di Luigi (e spero anche di farmi risentire – ci eravamo brevemente scritti nel 2009).
    I migliori auguri di una buona settimana di Pasqua a tutti, e preghiamo confidando nel Signore.

  3. Ho trovato “Il mio Papa” come allegato al “Venerdì” del settimanale “Repubblica”: l’ho letto con curiosità e devo dire che nel complesso l’ho trovato ben fatto ed equilibrato.
    Penso che anche questa via serva a divulgare in piena libertà un aspetto importante della vita contemporanea.

  4. Ah, bravo Tomaso! (mio amico, gli ho segnalato io la pagina).
    La tua testimonianza è significativa, proveniendo dalla prospettiva di un non credente, ma decisamente non mondano.

    Forse l’articolo di Luigi parla del fenomeno dell’uso mediatico inteso in senso generale, più che di questa rivista in particolare (che peraltro, questo bisogna ammetterlo, come grafica e come modalità di comunicazione rimanda proprio ai tabloid scandalistici).

    Vedremo fino a quanto, e quanto a lungo, Papa Francesco verrà frainteso, oppure compreso.

  5. Grazie per le vostre osservazioni.
    Io mi trovavo a mio agio con il linguaggio articolato e rigoroso di Benedetto XVI. La comunicazione di questo Papa invece mi lascia perplesso. Da un lato, riesce a sorprendermi positivamente. Basterebbe guardare questo video: semplicità e potenza delle parole, dei gesti… e infatti la reazione dei pentecostali (pentecostali!) ha dell’impensabile. Questo mi fa riflettere, e molto.

    Dall’altro c’è un suo dire le cose a “a metà”, un rimandare continuo. Il che può essere un buon metodo per intavolare un dialogo con gli uomini di buona volontà ma allo stesso tempo offre spazio a chi vuole inserirsi in modo improprio. Alla Scalfari, giusto per intenderci.

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