I tabù di Concita

Repubblica contro Radio Maria. L’articolo di Concita de Gregorio è costruito per far apparire l’emittente radiofonica pronta a circuire i vecchietti e a portare via loro l’eredità facendo leva su una lettera, un depliant, un questionario e perfino un’eventuale visita a casa di un loro addetto. Il tutto metterebbe in atto una «soave circonvenzione d’incapace».

A dir il vero l’articolo di Repubblica mostra solo il desiderio di montare il caso, senza conoscere l’argomento trattato.  Punta tutto sulla corda emotiva per far confusione e per lasciar agire indisturbato il pregiudizio ideologico.

Per dare contro a una realtà cattolica va tutto bene, anche se mostra di ignorare lo scenario più ampio in cui il tutto si svolge. Sì, perché il tema dei lasciti testamentari è tema attualissimo nel campo del fundraising. Proprio in questo mese di giugno è partita la campagna “Testamento solidale” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nozione stessa di testamento che in Italia è ancora tabù. Ricerche alla mano: 8 italiani su 10 non ci hanno mai pensato e il 60%  esclude la possibilità di farlo. E di fronte a questi dati è stata lanciata in modo congiunto la prima campagna di informazione da 7 grandi organizzazioni (in gran parte per nulla collegate a realtà ecclesiali) come Action Aid, Aism, Ail, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children e Unicef, con la collaborazione del Consiglio nazionale del notariato.

L’obiettivo della campagna è proprio quello di superare quelle barriere psicologiche che invece la Concita de Gregorio esaspera e monta ad arte: il non parlare della morte, del dopo, del come lasciare i propri beni a chi porta avanti la vita.

Tutte queste organizzazioni, così come numerose altre, hanno i loro depliant, i loro questionari, i loro numeri verdi, i loro colloqui personali per approfondire le modalità in cui attuare un lascito testamentario. Certo il fundraising è tema delicatissimo che va svolto con la massima trasparenza. I fundraiser sono tenuti a rispettare regole deontologiche proprio per non forzare mai l’atto di donazione che deve rimanere libero e consapevole. Di qui poi si entra nel campo delle singole azioni, di come giorno per giorno il lavoro viene svolto, parola per parola, colloquio dopo colloquio. Ma per quanto riguarda gli strumenti che Radio Maria ha messo a disposizione sono strumenti neutrali, che rientrano nella pianificazione dei servizi che tutte le associazioni mettono a disposizione dei propri interlocutori.

E’ ovvio che figli e parenti siano gli avversari numero uno dei lasciti (non sempre a dire il vero). Ma qui è la legge dello Stato che regola quanto massimamente è possibile lasciare a terzi. Non lo decide di certo l’operatore di Radio Maria. Se poi una madre anziana fa testamento a un’associazione per avere una volta, un pomeriggio, un po’ di compagnia, il figlio dovrebbe interrogare se stesso e non scrivere a Repubblica…

Allargando la visuale bisogna aggiungere questo. I fondi pubblici disponibili sono sempre meno e il mondo no profit deve sempre più allargare gli strumenti di raccolta fondi. Seguendo il fund raising di realtà culturali, vedo l’agguerrirsi della ricerca fondi, di solito ancora molto improvvisata ma anche sempre più sofisticata. Adesso è il momento dei lasciti, un tesoretto ancora disperso a cui tanti mirano (vedi qui la ricerca Fondazione Cariplo). Chi in questo campo ha una lunga esperienza è la Chiesa Cattolica. Il tentativo di scalzarla da questo primato è per molti questione vitale.

Comunque, per adesso, a fare una «soave circonvenzione d’incapace» è solo l’articolo di Concita de Gregorio.

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3 pensieri su “I tabù di Concita

  1. Grazie, l’intento è quello. Che va molto al di là del pro o contro Radio Maria.

    Questo articolo di Concita De Gregorio su Repubblica muove accuse che si ritorcono contro tutto il mondo no profit, anche non ecclesiale, che per portare avanti progetti in ambito culturale e sociale vive sulla raccolta fondi. Oggi più che mai.

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