Il museo o l’arte del bondage/1

L’intervento al TED tenuto da Paola Antonelli del MoMA di New York evidenzia quanto una certa concezione di museo sia una sorta di parodia della cattedrale. Anche se parla amabilmente di tutt’altro.
Se avete 18 minuti vale la pena vederlo, e poi lei è brilliant e sa farsi ascoltare.

Ma che c’entra la cattedrale? e la parodia? e il tutt’altro?

Nelle cattedrali tutto l’universo è convocato: patriarchi, santi, angeli, stelle del cielo, battaglie, fiori, bestie, attrezzi, uomini, donne. Tutto è chiamato ad orientarsi a Dio. L’arte questo fa, e lo fa bene, lo deve fare bene: condensa singolarità e ne mostra la conversione, ne mostra la direzione. L’arte è recta ratio factibilium, è un saper fare bene, un sapere bene orientato. Tutto si rivela legato e gerarchicamente ordinato per stare di fronte a Dio. Ed è per questo che entrando nel chiuso della cattedrale si apre l’universo. Tutto il creato per mezzo di Cristo diventa offerta a Dio. “Che tutto sia rendimento di grazie”, questo dice la cattedrale.

Il museo non convoca tutto l’universo, ma lo dispone. Ovvero lo rende disponibile. Come una camera per bondage. Tutto può essere insaccato a seconda dell’estro rituale del dominus (o della domina) che di volta in volta tiene il frustino. Il museo appende e inquadra, e poi immagazzina, accantona, accatasta fin che è pieno e non ci sta più nulla dentro. E quando è tutto pieno che fa? Esce per chiudere quanto è aperto. E timbra, etichetta, marchia tutto quello che trova, una natica come un aereo. Marchia perfino un marchio. Non offre, ma assimila e digerisce. La recta ratio factibilium non ha più senso. Non c’è direzione, non c’è conversione. C’è dispersione.  Il saper fare bene non può che rimanere disorientato, perso, sostituito. Da che cosa? Nel caso appena visto, da ciò che interagisce. Più in generale, da ciò che intrattiene. Da ciò che trattiene dall’essere offerta intesa come rendimento di grazie. Nel museo bondage l’offerta è mercanzia, insaccata e appesa.

[continua qui]

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