L’ultima cena in monoporzioni

Fervorini entusiasti o vesti stracciate: attorno alla figura di papa Francesco abbiamo reazioni e giudizi contrapposti.

In particolare, da un lato, abbiamo quelli che leggono tutto in chiave sociale e s’immaginano un vescovo di Roma che spazzerà via i “vetusti orpelli” della tradizione; dall’altro, abbiamo quelli che da un papa senza mozzetta sono in grado di presagire lo scatenamento dell’anticristo.

Un esempio: il prossimo Giovedì Santo papa Francesco celebrerà la Messa in Cena Domini nel carcere minorile “Casal del Marmo” a Roma. Ed ecco ripetersi lo scenario: da un lato, abbiamo quelli che giudicano questo gesto come se il papa fosse un pannella qualsiasi; dall’altro, abbiamo quelli che senza basilica e  cardinali attorno vedono sminuita l’importanza dell’istituzione dell’Eucaristia.

Se guardiamo ai Vangeli vediamo che il Giovedì Santo raccoglie una molteplicità di aspetti. E se  è vero che l’evangelista Giovanni si sofferma solo sulla lavanda dei piedi, è anche vero che questa scelta presuppone e continua il testo del Vangelo di Luca “Io sono in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27) con il pane e il vino inscindibili dal sacrificio.

ultima cena con lavanda dei piedi

Senza questa visione d’insieme, il gesto della lavanda dei piedi è fuorviante. Il che può accadere soprattutto sotto l’occhio dei media che tendono a parcellizzare. E in effetti, andando nel carcere nel giorno di Giovedì Santo, il rischio cui si sottopone il gesto del Papa  è proprio questo: far passare solo una parte, senza portare pienamente, e a tutti, lo scandalo di Cristo che si inginocchia con un catino e un asciugatoio: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo” (Gv 13,7)”.

Ogni gesto, soprattutto quando inedito, se non governato pensando a come verrà tradotto dai mezzi di comunicazione, rischia di risultare parziale ed equivoco.

Quello che spero è che andando nel carcere non manchi la capacità di comunicare l’unità profonda della liturgia del Giovedì Santo. Allo stesso modo mi auguro che ci sia un ascolto non parziale da parte di coloro che lo ritrasmetteranno attraverso le proprie parole e immagini.

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5 pensieri su “L’ultima cena in monoporzioni

  1. “Allo stesso modo mi auguro che ci sia un ascolto non parziale da parte di coloro che lo ritrasmetteranno attraverso le proprie parole e immagini.”

    Speranza vana.

  2. Ma come la mettiamo con la lavanda dei piedi fatta a giovani carcerati di confessioni religiose diverse? Il Papa non accresce forse la confusione in tal modo?

  3. @Monica: temo anch’io. In effetti, per la precisione, la speranza la riservo per chi ha la responsabilità di agire; sul resto, su chi “ritrasmette” mi sono limitato a un più lasco augurio.

    @Francesco: credo di sì, succede se non è il maestro, il padre che s’inchina a lavare i piedi. Ma se è così: “Signore non solo i piedi ma anche le mani e il capo”.

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