Assisi: quel volto di Giotto non è un demone / 1

Questo fine settimana la notizia ha fatto il giro del mondo: ad Assisi, nella Basilica Superiore, Giotto avrebbe dipinto un demone nascosto tra le nuvole dell’affresco che ritrae la morte di San Francesco. A scoprirlo è stata la storica Chiara Frugoni, autrice di importanti libri sull’iconografia medievale.

Subito sono partite le ipotesi sul perché quel profilo di demone stia lì. Scartate le prime sparate più balzane, come ad esempio quella di un messaggio subliminale, la spiegazione più accreditata è quella che descrive la stessa Frugoni: “Nel Medioevo si credeva che anche nel cielo abitassero i demoni che ostacolavano la salita delle anime: è un significato ancora da approfondire, ma che sembra destinato a dare buoni frutti”. Raffaele Iannuzzi, sulle pagine de Il Tempo, approfondisce il tema e vede nel dipinto di Giotto un “esorcismo per via estetica”. Padre Enzo Fortunato, responsabile della sala stampa del Sacro Convento, suggerisce che “questa scoperta può farci comprendere a livello catechetico l’importanza di oggettivare il male per non accoglierlo nella propria vita. Il bene e il male, gli angeli e i demoni sono presenti nella vita di ogni uomo e richiedono sempre un attento discernimento”.

Tutto interessante e affascinante ma, secondo me, tutte queste spiegazioni non c’entrano nulla con quanto c’è lì, dipinto sul muro, da otto secoli.

Innanzitutto le corna scure. Io non riesco a collegarle al volto che si vede. Perché non sono corna, sono ombra. Aggiungo anche che il volto non è fatto di nuvole (il primato di Mantegna e del suo cavaliere rimane intatto), ma è lambito, avvolto, come accarezzato dalle nuvole.

Perché quel volto non è un demone, ma è il profilo di una luna, anzi di una mezzaluna (credo si possa dire anche “crescente rivolto”). Quel volto è la luna con le fattezze umane, è la luna che sorride, qui con gli occhi chiusi, come si vede in moltissimi dipinti, nelle miniature, negli stemmi araldici. Quanto è stato definito “le corna del demone”, in realtà, è la parte terminale e più scura della sagoma della mezzaluna nella quale l’iconografia tradizionalmente inseriva il volto con le sembianze umane. Ecco un po’ di esempi.

La domanda quindi da porsi è: ma che ci fa lì la luna tra quelle nuvole luminose? Io proverei a prendere in mano le letture di Giotto. Ovvero come metodo, andrei a quelli che possono essere i codici che hanno presieduto alla composizione dell’opera pittorica.

Ebbene, nella ‘Vita seconda di san Francesco’ scritta da Tommaso da Celano, al capitolo CLVXIII, nel punto in cui è descritta la morte del Santo di Assisi, troviamo: “Un frate suo discepolo, assai rinomato, vide l’anima del padre santissimo salire direttamente al cielo. Era come una stella, ma con la grandezza della luna e lo splendore del sole, e sorvolava la distesa delle acque trasportata in alto da una nuvoletta candida”.

Ecco la scena, scritta esattamente come dipinta. Giotto ha dipinto la luna per restituire quel paragone, per dare evidenza al fatto che l’anima di san Francesco era come una stella, ed una stella non come quelle che vediamo normalmente in cielo ma grande almeno quanto la luna.

Questa è la mia ipotesi. Anzi, la mia proposta di metodo. Cercare di pensare come Giotto. O, perlomeno, di leggere come Giotto.

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3 pensieri su “Assisi: quel volto di Giotto non è un demone / 1

  1. In effetti, le discussioni sull’attribuzione sono molte. Ma, alla fine, è solo questione di un nome. Almeno per quello che concerne questo post.

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