Vedere messa

All’interno del Duomo di Milano hanno installato due schermi da 3,5 per 5,7 metri e altri tre schermi da 50 pollici. Tecnologia al servizio della spiritualità. In questo modo, ovviando agli ostacoli che impediscono la vista, anche chi è più distante può seguire la liturgia come se fosse in prima fila.

“Perché è giusto che anche chi è in fondo possa vedere, e non solo sentire, tutti i momenti della liturgia – ha detto Monsignor Manganini a La Stampa. Il Duomo di Milano non è solo un monumento ma una chiesa viva, in cui messe e cerimonie sono seguite da centinaia, migliaia di persone. Ma attenzione non faremo spettacolo. La nostra non sarà mai una messa televisiva”. L’inquadratura, infatti, è fissa e registra solo quanto si vede stando davanti all’altare, come potrebbe fare qualunque fedele in preghiera.

L’attenzione nel sottolineare i precisi limiti all’utilizzo degli schermi da parte del responsabile del Duomo fa comprendere la sobrietà e la cautela con cui sono stati introdotti questi nuovi media. Il rischio è innanzitutto di farsi trascinare dalle potenzialità del mezzo, con la spettacolarizzazione della liturgia.  Il limite quindi sembra essere la stretta funzionalità della visione. 

Può essere un buon compromesso. Basta sapere, però, che nessuna funzione è neutra. Il medium non è mai trasparente. Il medium provoca effetto. Come ha insegnato Marshall McLuhan, il medium entra sempre nel messaggio. Ed è molto probabile che gli schermi in chiesa, anche con la loro sola presenza, anche con la sola inquadratura fissa, abbiano col tempo un’influenza sulla liturgia.

A questo proposito può risultare utile un paragone con un’altra novità che entrò nelle chiese: il microfono. Tempo fa, infatti, L. Walt mi ricordava come proprio McLuhan avesse messo in luce gli effetti che l’amplificazione acustica aveva avuto sulla liturgia.

“L’amplificazione acustica – scrive il massmediologo – sovraccarica il nostro canale sensoriale uditivo, abbassando la soglia di attenzione dell’esperienza visiva e individuale della liturgia così come dello spazio architettonico, isolando l’individuo come in un una bolla d’aria. L’identità personale è ridotta e livellata da questa risonanza”.

“[…] Non è praticabile parlare latino con il microfono, poiché plasma e intensifica il suono del latino fino a spogliarlo del senso. Per lo stesso motivo le casse acustiche posizionate nella chiesa per riversare il suono in tutte le direzioni hanno improvvisamente reso architettonicamente obsoleta la chiesa stessa”.

“In una parola”, conclude McLuhan, “il microfono ha indotto i praticanti a richiedere gruppi più limitati di partecipanti. D’altra parte il microfono se da un lato rende al comunicatore così facile il compito di parlare a molti, dall’altro gli vieta le esortazioni e la veemenza. Il microfono, infatti, è un medium freddo”. 

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Un pensiero su “Vedere messa

  1. Apriamo la mente. McLuhan, maestro e teorico dei nuovi media, definisce i mezzi di comunicazione come estensione dell’essere umano. In che senso? Per esempio la ruota è l’estensione del nostro piede e una motocicletta ci permette di prendere possesso dell’ambiente e accorciare le distanze. Così i nuovi media sono l’estensione dei nostri sensi. Gli occhi davanti a uno schermo, le dita che digitano su una tastiera, le orecchie che ascoltano i “rumorini” standard delle applicazioni e i suoni provenienti da un filmato, contribuiscono a catturare percezioni sempre più evolute. Questo fa sì che la nostra mente sia gradualmente esposta e stimolata in maniera sempre maggiore. Esposta significa aperta all’eventualità di contaminazione, sia essa positiva che negativa.

    se ti va parliamone su: http://www.showfarm.com/showfarmblog/
    ciao

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