Guide turistiche

Ecco il testo completo sulle liberalizzazioni dell’attività di Guida Turistica e Accompagnatore Turistico, tratto dal Ministero dello Sviluppo Economico:

GUIDE E ACCOMPAGNATORI TURISTICI

(decreto legge)

PER ESERCITARE QUESTA ATTIVITA’ BASTA ATTESTARE I REQUISITI PROFESSIONALI PREVISTI DALLE LEGGI REGIONALI

SALTA LA NECESSITA’ DI AUTORIZZAZIONI PREVENTIVE

SPARISCE L’OBBLIGO DI ESSERE RESIDENTI

STOP AD UN EVENTUALE TETTO NUMERICO

le attività di guida turistica e accompagnatore turistico non possono essere subordinate all’obbligo di autorizzazioni preventive, al rispetto di parametri numerici e a requisiti di residenza. Per fare la guida turistica o accompagnatore bisogna avere i requisiti professionali previsti dalle leggi regionali.

i soggetti titolari di laurea in lettere con indirizzo in storia dell’arte o in archeologia o titolo equipollente non sono tenuti a svolgere un esame abilitante per l’esercizio dell’attività di guida turistica o culturale, fermo restando il possesso dei prescritti requisiti di conoscenze linguistiche.

entro tre mesi dall’entrata in vigore della norma, le Regioni e gli Enti locali devono adeguare le disposizioni normative e regolamentari ai nuovi principi.

Saranno contenti i laureati in storia dell’arte, ed è giusto che lo siano. Niente da dire. Apporteranno sicuramente un innalzamento della qualità nell’offerta turistica. Ma c’è una cosa che mi lascia perplesso: questo decreto implica una premessa culturale estremamente selettiva. Perché è come se dicesse: lo Stato riconosce che solo un modo di approcciare, leggere e spiegare un luogo, un monumento, un museo, una chiesa, un’opera della creatività umana, è valido e meritevole di tutela, e questo modo è quello storico-artistico e archeologico.

Questo significa che l’Ultima cena di Leonardo può essere spiegata da uno storico dell’arte, ma non da un filosofo. O meglio, lo Stato non riconosce come meritevole di tutela una spiegazione apportata dal filosofo (neanche se si traveste da storico della filosofia). Una chiesa gotica può essere spiegata da un archeologo, ma non da un liturgista. A meno che il liturgista non sia anche archeologo. E’ come se avessimo un’equivalenza tra opera della creatività umana e opera d’arte collocata storicamente. Ma in questo modo è proprio la ricchezza semantica dei beni culturali ecclesiastici che rischierebbe di risultare appiattita.

Una scelta selettiva, quindi, restrittiva anche nella concezione del turismo e dei potenziali target di visitatori. Che un ingegnere possa spiegare cose interessanti quanto affascinanti sulla cupola del Brunelleschi sarà pure arduo da pensare, ma non vedo perché non prenderlo neppure in considerazione.

Le altre novità sono che le guide turistiche potranno viaggiare, non essendo più legate al solo territorio provinciale di residenza. Invece chi vuole organizzare una visita turistica in una qualche località di rilievo con un qualche professorone super esperto ma non munito di patentino dovrà comunque prevedere di avere al seguito una guida turistica patentata, e pagata per stare zitta.

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11 pensieri su “Guide turistiche

  1. Bellissimo spunto, grazie! Personalmente, però, non mi è mai capitato di incontrare filosofi, liturgisti e ingegneri disposti ad accapigliarsi e passare notti insonni per il famigerato ‘patentino’, tanto agognato, invece, dagli storici dell’arte anche come uno dei pochi e poveri mezzi per sbarcare il lunario. E poi perchè lo specialismo nel campo storico-artistico deve essere così aspramente condannato? La competenza e la spettanza di esperienza appaiono del tutto accettabili per le scienze, per la medicina, per lo studio e l’applicazione della legge o anche solo per un hobby – nessuno si metterebbe a disquisire senza avere competenze specifiche riguardo alle prestazioni di un paio di sci o di una barca a vela – ma risultano meno digeribili se attribuite all’arte (anche musica, cinema, architettura). I fatti, mi sembra, mettono in evidenza lo specialismo di questa come di ogni altro campo del sapere e del fare. Il mancato riconoscimento del ruolo professionale dello storico dell’arte e dell’archeologo, infine, ha causato, in passato, un impoverimento culturale danneggiando gravemente il pluralismo dell’offerta culturale nel nostro paese. Francamente non mi aspetto una rivoluzione copernicana da questo provvedimento, ma uno spiraglio di apertura e opportunità in più, forse sì.

  2. Sono d’accordo. Nel senso che è vero, in pratica funziona così: non ci sono le file di liturgisti che cercano di prendere il patentino. E poi c’è un mercato turistico al quale non può che fare bene l’introduzione e la concorrenza delle competenze degli storici dell’arte. Inoltre il patentino dovrebbe garantire il fruitore del servizio “guida” una certo livello di qualità (anche se sarà altalenante, visto che ogni regione decide i propri standard ma le guide potranno muoversi).
    E poi dici bene il mio è solo uno spunto, un interrogarsi a margine di una situazione, di un mercato che ha le sue dinamiche, aspettative ecc.
    Ma su una cosa vorrei tornarci sopra. In un paese di allenatori di calcio perché lettori di gazzetta e di teologi perché battezzati, lungi da me aggiungerci pure gli storici dell’arte perché appenditori di poster di Van Gogh.
    Lo storico dell’arte ha una competenza specifica, innegabile oltre che preziosa. Ma proprio perché è una competenza specifica mi chiedo perché le venga attribuito dal legislatore un riconoscimento esclusivo,e quindi generale. Come, appunto, se “opera della creatività umana” corrispondesse a “opera d’arte”.
    Certo, è vero che lo storico dell’arte bravo può allargare la propria competenza alla teologia, alla filosofia, all’architettura, alla liturgia ecc. (ma se per questo anche il contrario). Ed è pure vero che il legislatore risponde a una esigenza ben precisa e a una domanda del mercato concreta.

    Alla fine della fiera, il punto meno ozioso della mia riflessione è questo: può risultare efficace la scelta del legislatore di rispondere alla domanda di un mercato turistico sempre più articolato e segmentato con l’offerta di un contenuto specifico (quello che dipende dalla competenza specifica dello storico dell’arte)? E che idea di turismo viene presupposta? E’ sostenibile nel tempo? E se il bene da presentare rientra nei bce, con la loro ricchezza di contenuti, non può questa impostazione rappresentare un limite per la loro valorizzazione?

    Poi, che offrire un buon contenuto dello storico dell’arte sia già un passo avanti, questo è pacifico.

  3. E da più di 6 anni che aspettavo il concorso di guida turistica qui a roma.
    Non usciva mai!!!!!!!!!! e dai fatti un patentino di accompagnatore turistico… e me lo son preso qui a roma 4 anni fa, e dai prenditi il patentino di guida turistica a frosinone e me lo son preso 2 anni fa
    e dai prenditi sto patentino di interprete turistico me li son fatti tutti e tre
    poi iscritto al concorso qui a roma uscito l’anno scorso, scopro che non devo fare piu ste’ esame perche le guide non hanno più i requisiti di residenza.
    per carità sono contento, chissa son due anni e passa che studio per sto esame: magari mi ammalavo, mi rompevo un braccio quel giorno , avevo un vuoto di memoria,o magari proprio non sapevo nulla dell’argomento chiesto ( sapete qui a roma ce ne de roba…)… sono stato fortunato in faccia a tutte quelle guide che mi rinfacciavano di non avere il patentino, e a quelle alle quali sentivo dire delle assurdità veramente ridicole veramente di cuore dico alla faccia vostra! mo chi è bravo e in gamba lavora!

  4. Nel testo non si parla neanche di coloro che si laureano nelle accademie di belle arti, a cui senza ombra di dubbio spetta di diritto. ma la frase”titolo equipollente”penso sia la risposta alle domande riguardo i titoli di studio non nominati espressamente.

  5. Scrivo qualche appunto di mia riflessione a questo aricolo che, anche se non mi trova d’accordo, fornisce una prospettiva diversa su quest’argomento di difficile interpretazione.

    Mi interessa soprattutto il punto in cui si dice che un filosofo non può spiegare l’ultima cena di Leonardo, oppure che un liturgista possa illustrare i caratteri di una costruzione gotica.
    Ebbene, il filosofo per spiegare l’ultima cena di Leonardo o qualsiasi altra opera d’arte (se questo era l’esempio del Cenacolo di Leonardo) deve per forza attingere a una conoscenza storico-artistica; ovvero non può prescindere da coordinate spazio-temporali che lo studio della storia dell’arte prevede. Anche il filosofo che si occupa di Estetica DEVE conoscere lo sviluppo dei soggetti e dei temi iconografici dell’argomento che sta illustrando, privato di questi fondamentali aspetti anche la retorica di un filosofo sarebbe fine a se stessa e non completa. Il filosofo spesso (ma non sempre si badi bene) studia i fenomeni della filosofia dell’estetica, non dello sviluppo e trasformazione dei temi e delle tecniche. talvolta ignora (semplicemente perchè non è fondamentale per la sua ottica) le vite e le formazioni dei singoli artisti.
    Lo storico dell’arte invece le studia eccome, egli possiede (sempre se la sua formazione è stata meritevole) una base storica importante e fondamentale per comprendere ed illustrare l’iconografia e il significato delle opere d’arte specificatamente e basato su documenti. Lo può illustrare effettuando collegamenti diacronici e sincronici su DATI veri e certi e laddove non ce ne siano può, grazie allo studio, cercare di ricostruirlo.

    Considero il filosofo e soprattutto chi si occupa dell’estetica in quanto disciplina e chi si occupa della storia dell’estetica in grado comunque di illustrare un’opera come il cenacolo o la Primavera del Alessandro Filipepi (sempre che sappia che era il vero nome del Botticelli). Ma certo non può occuparsi in maniera oggettiva un Liturgista.

    Egli infatti potrà anche spiegare l’asse longitudinale come percorso divino delle cattedrali gotiche ma certo non potrà, nel caso del Battistero Lateranense curare la parte storico aristica nè potrà sapere (a meno che non faccia studi storico-artistici) in che modo la pittura e il mosaici romano-pagani si trasformino in pittura e mosaici cristiani. Quali temi e soggetti vengano presi e come si adattino alle nuove esigenze liturgiche e rappresentative.

    Lo studio della Storia dell’arte si occupa dell’architettura ovviamente, vale per la Cupola del Brunellleschi come per altre costruzioni, palazzi civili e basiliche. l’ingegnere potrà illustrare la capacità innovativa di tecnica progettuale ed esecutiva dell’architetto (o meglio capo-cantiere nel caso del Duomo fiorentino) ma certo se prova a entrare avrà qualche difficoltà a parlare dei momunenti equestri pittorici di Paolo Uccello e di Andrea del Castagno; e di si trova nella stessa piazza avrà qualche problema illustrando le porte del Battistero! A meno che non si soffermi sul materiale bronzeo e come questo si alteri in concomitanza di eventi climatici. Ma a questo punto potrebbe intervenire anche un Chimico.

    La competenza storico artistica permette di conoscere il tempo e le opere che nel tempo stanno a testimoniare cambiamenti culturali, ideologici, tecnici e di costume. Non è un tuttologo lo storico dell’arte, ma studia proprio questo sviluppo e trasformazione. Non si può far finta di non esserne a conoscenza, significherebbe mistificare la realtà. Allo stesso tempo lo storico dell’arte certo non può sostituire e nemmeno affiancare un ingegnere nell’atto di costruire un palazzo, né assistere un liturgista nell’atto delle sue funzioni.

    Insomma, a ognuno il suo campo. L’iconologia, l’iconografia, lo sviluppo delle tecniche, temi e soggetti che compongono quella branca di studi che viene chiamata Storia dell’Arte non si improvvisano.

    Sono profondamente d’accordo con questa legge che rinnova e svecchia la famigerata Lobby delle guide, affatto dissimile da tutte le altre Lobby che impoveriscono il mercato, l’offerta e la qualità.
    La legge in questione non è affatto esclusivista, non ritiene infatti immeritevoli un filosofo, ingegnere, liturgista, dentista o privo di titolo di studio. Solo che per effettuare questa professione deve dimostrare di essere a conoscenza di quello che gli storici dell’arte per propria natura conoscono!

    Il titolo di Studio è solo un titolo, ma che testimonia la frequentazione e la capacità del singolo individuo di muoversi e di conoscere lo sviluppo dei fenomeni artistici; fermo restando le singole differenze di formazione e le specializzazioni.
    Il titolo è riconosciuto dalla Repubblica Italiana. Non capisco proprio perchè chi ha già dimostrato di conoscere la storia dell’arte debba di nuovo prestarsi ad un effimero esame per prendere questo benedetto patentino. Certo se non conosce le lingue è ben difficile lavorare con uno straniero. Valutassero quello, e che non tirino fuori per favorire la Lobby una certificazione da Proficiency o da TOEFL.

    Il Turismo è un mercato che si evolve nel tempo e che cambia come qualsiasi cosa, non sarà certo questa legge né la guida turistica che porterà una trasformazione. La guida, come l’albergatore, potrà soltanto cercare di adeguarsi alla trasformazione che usi, costumi e abitudini potranno ap-portare.
    Questa legge è volta solo ad ampliare un settore turistico e NON ad essere la soluzione né atta a creare nuovi standard turistici. Questa legge è il riconoscimento ad una figura come lo storico dell’arte che nella mentalità comune viene accostata spesso e troppe volte ad un conosseur.

    Saluti

  6. Io sono una tour leader e quindi da anni giro tutta l’ Italia: il problema e’ che ho incontrato tante guide da rottamare, o che parlano e si fanno pagare per tali una seconda lingua incomprensibile, o che sono talmente noiose o maleducate che i turisti ne farebbero volentieri a meno. Non voglio entrare nel merito della legge Bersani, pero’ sarebbe il caso di scremare un po’ le file e dare lavoro d’ avvero a chi lo merita!

  7. Scusate ma alla luce della legge regionale del Lazio chi non sostiene la prova orale anche se laureato in storia dell´arte o archeologia o altro titolo equipollente non e´autorizzato a svolgere la professione di Guida Turistica nella regione.

    Informatevi!

  8. Buona sera! Mi puo’ dire qualcuno quando si sviluppano questi esami a Roma e dove possiamo informarci in questo senso. Grazie e buona serata a tutti !!!

  9. Mi aggiungo a Michela nel chiedere dove è possibile avere informazioni concrete sui requisiti ed eventuali concorsi per conseguire il patentino. Grazie!

  10. Ho ricevuto questo email dal’ufficio turismo della provincia di Roma a novembre: il prossimo bando pubblico (L.R. Lazio 50/85), relativo alla guida turistica, potrebbe essere pubblicato, salvo diverse direttive, tra fine dicembre e gennaio 2011 sul sito http://www.provincia.roma.it .
    Distinti saluti
    MA, non e’ uscito nessun bando, da anni, nonostante che la legge 50/85 dice che dovrebbe uscire ogni anno!

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